
Nella neolingua WOKE la TEORIA di Darwin (mai diventata TESI, assurta subito a DOGMA) prima o poi sarà ritenuta razzista e omofoba. La tanto decantata selezione naturale scarta i deboli, non giustifica l’esistenza anzi fissa una pietra tombale sulla pretesa che oltre al genere maschile e femminile ce ne siano altri! Certo, questo comporterà l’abbandono di quel che i
Darwnisti hanno in fin dei conti sempre voluto dimostrare, che la vita non ha scopo, e non ha significato!
Selezione naturale non ha nulla a che vedere con l’evoluzione; anzi al contrario, essa, tende a stabilizzare le specie anziché a farle cambiare; ammesso che poi esista una selezione (leggasi Antonio Lima De Faria).
Lo scimpanzè condivide nel DNA il 98,4% della sequenza che identifica l’uomo. Quel 1,6% di differenza rappresenta pur sempre circa 16 mila nucleotidi che hanno dovuto subire mutazioni per far evolvere un uomo dallo scimpanzè. Si noti: la mutazione di un solo nucleotide (su 3 miliardi) è la causa di una malattia genetica ereditaria e gravissima, la fibrosi cistica. Un solo errore. Si può credere che 16 mila errori casuali abbiano prodotto felicemente non un disastro, ma un primate superiore allo scimpanzè? D’altronde studi successivi più approfonditi, tra i più noti Oswald Wirt, hanno optato per la tesi contraria a quella dell’evoluzione, vale a dire quella dell’involuzione, per cui non l’uomo deriverebbe dalla scimmia, ma semmai la scimmia dall’uomo. Teoria quest’ultima che concorda con la Bibbia giudaica e cristiana della caduta di Adamo, oltre che con la dottrina ciclica indù e greco-romana delle quattro età.
Per onestà, lo stesso Darwin nel 1871 riconobbe d’aver <<attribuito troppo all’azione della selezione naturale e della sopravvivenza del più adatto>> e che ciò costituiva << una delle più grandi sviste trovate nel mio lavoro>>.
In ogni caso, coloro che ritengono di discendere dalle scimmie, sono liberi di farlo, dopotutto sono animali simpatici!
Emilio Giuliana