
Persa l’onniscienza l’uomo ha sempre cercato di recuperare la sua esclusiva facoltà con ogni mezzo, ma soprattutto attraverso la magia, esoterismo, spesso sfociate in banale superstizione! Purtroppo, molti, tanti episodi della storia, soprattutto recenti sono stati il frutto di fanatismo magico di stampo demoniaco. Diversi gruppi iniziatici, tra tutti la massoneria non ne fa eccezione (ovviamente non sono da prendere sul serio arrampicatori sociali “grembiulati”, i quali sono utili idioti di veri esaltati criminali)!
Pare che anche Benito Amilcare Andrea Mussolini non sia stato risparmiato da frequentazioni riprovevoli, tant’è che la messa in scena della sua esecuzione e relativa impiccagione di piazzale Loreto, sia stato un vero e proprio rituale esoterico massonico.
NON SONO I FATTI AD ESSERE SBAGLIATI MA LA NOSTRA CAPACITA’ DI GIUDICARLI!
Mi limito a riportare alcuni estratti di eventi e protagonisti scritti sul libro “Mussolini e gli illuminati”, che riguardano il periodo che va dagli anni 20 agli anni 40!
- Pag. 15. Gran rabbino Isaac Wise 3 agosto 1860: “la massoneria e un’istituzione ebraica, la cui storia, i gradi, gli incarichi, le parole di passo, le interpretazioni , sono ebraiche dall’inizio alla fine”.
- Pag. 24…quanto detto ci riporta allo schema sinarchico di Saint-Yves d’Alveydre e al ruolo sacerdotale che il grande ILLUMINATO attribuiva al popolo ebraico. Aveva ragione il banchiere israelita Otto Khan della Khun Loeb & Co. Bank: ”tu affermi che il marxismo è l’antitesi stessa del capitalismo, ma per noi sono sacri entrambi in egual modo. È proprio per questo che sono l’uno l’opposto dell’altro: così facendo ci consegnano i due poli di questo pianeta e ci permettono di essere l’asse.
- “pecunia no olet!” furono infatti le multinazionali come Ford, General Elettric, Standard Oil, e via dicendo a costruire i grandi complessi industriali previsti dai piani quinquennali dell’epoca staliniana. I banchieri di origine israelita anticiparono i capitali necessari. Per rimborsarli Stalin e i suoi gerarchi procedettero al saccheggio sistematico della Russia: opere d’arte, petrolio, grano, pellicce. Il prezzo fu terribile: molti milioni di esseri umani morirono di fame in Ucraina ai lavori forzati in Siberia o furono giustiziati per essere opposti al regime. Il super visore dell’intera operazione era un business man americano di origine israelita: Arnold Hammer. (Confermato anche da Victor Suvorov in Stalin e Hitler e la rivoluzione bolscevica mondiale).
- Pag.25 ..ha ragione Hannah Arendt (israelita) quando afferma che i movimenti totalitari si ispirano alle società segrete dalle quali hanno mutuato l’organizzazione, i rituali i simboli e l’ossessione per il segreto. (ndr lo stesso ed anche di più vale per le democrazie)
- Pag. 50. Gabriele D’Annuzio massone (l’appartenenza di D’Annunzio alla massoneria è comprovata dalla sua corrispondenza col Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Domizio Torrigiani oggi conservata nell ”Archivio Torrigiani” presso Istituto Storico per la Resistenza in Toscana a Firenze) e Superiore Incognito dell’Ordine Martinista ( G.Ventura, Tutti gli uomini del Martinismo, edizioni Atanor).
- Pag. 52. Benito Mussolini membro dell’Ordine dei Cavalieri di Malta (nessun affiliato all’ordine può essere toccato senza il consenso del Vaticano).
- Pag.51. ….Soltanto in un’ottica di lavaggio del cervello collettivo possiamo comprendere perché a piazzale Loreto migliaia di comparse furono chiamate a recitare nella rappresentazione simbolica del linciaggio del re. Non era sufficiente uccidere l’uomo Mussolini: bisognava distruggere anche il suo mito, affinché i valori culturali anglo-americani potessero imporsi in Italia. A tal fine fu suscitato negli italiani quello “stato di spirito” che ben conoscevano gli Illuminati, gli esoteristi e i massoni. Abbiamo visto Hiram sedare le masse laddove Salomone aveva fallito: allo stesso modo, a piazzale Loreto, le arti magiche della Massoneria avevano idealmente trionfato, mentre il cadavere del Duce, appeso per i piedi, testimoniava la disfatta del fascismo. Non era un caso se tutto ciò avveniva proprio davanti agli obbiettivi di duecento tra fotografi e cineoperatori aggregati alla 5° Armata dello US Army. Naturalmente non tutti possono essere classificati come combat film makers americani: lo erano, tuttavia, la maggior parte di costoro; ed è, inoltre, comprovata almeno la dipendenza operativa di questi ultimi dalla Moral Operation Brando dell’OSS con sede a Roma.
- Non era un caso neppure che tutto ciò avvenisse il 29 aprile 1945: quello stesso giorno le truppe americane occupavano Monaco di Baviera, dove era nata la Società Thule. Due giorni dopo, durante la “Notte di Valpurga”, Hitler si suicidò, almeno secondo la versione ufficialmente accredita. Così aveva fine la guerra mondiale esoterica condotta dalle forze dell’ebraismo e della Massoneria, tramite le armate angloamericane, contro il paganesimo guerriero indo-europeo, che aveva ispirato il fascismo.
- E mai possibile che il significato di un evento di tale portata non fosse in alcun modo documentato dai professionisti che il M.O. Branch aveva inviato a piazzale Loreto? O forse siamo noi profani che fatichiamo a comprendere il messaggio di coloro che architettarono quella macabra rappresentazione? (Secondo quanto ha testimoniato il giornalista RAI Enzo Antonio Cicchino il girato originale di quei fatti è tuttora classificato dalla CIA come top secret a differenza del documentario, che invece è di pubblico dominio).
- Pag.53. 25 aprile 1945 a san Francisco fu deciso l’assetto organizzativo dell’ONU, a tenere il discorso inaugurale il presidente USA Truman, 33° grado del R.S.A.A. (succeduto a Roosevelt 32° grado del R.S.A.A.)
- PAG.54. Appena conclusa la guerra gli Alleati e il Vaticano diedero inizio ad un’altra operazione più segreta col nome in codice di “PAPERCLIP”. Si trattava di esfiltrare nell’America Latina migliaia di “criminali di guerra” nazionalsocialisti per poterli poi utilizzare in funzione anti comunista. L’intera operazione era gestita dal OSS americano e dalla Compagnia di Gesù. Poiché la rete di esfiltrazione era già operativa all’indomani della fine del conflitto, ne consegue che essa fu predisposta con un certo anticipo e quindi a guerra ancora in corso.
- Pag. 65. La Schroeder, assieme alla Chase Bank dei Rockefeller, faceva parte del network di banche che all’inizio del conflitto riddava il denaro proveniente dalla Germania e che serviva a finanziare le operazioni coperte dei servizi segreti - tedeschi negli Stati Uniti e nell’America latina. L’organizzatore del network criminale era Dulles in persona, che all’epoca lavorava nel board della Schroeder assieme a Mocarski. Quando nel corso del 1940 Edgar Hoover, capo dello FBI, scopri le prove di queste attività sovversive tentò di perseguirle penalmente. Tuttavia, il procuratore dello Stato di New York, nel settembre di quell’anno, lasciò decadere tutte le accuse e insabbiò il caso. Si dice che Dulles riuscì a fermare Hoover minacciando di rivelare in un tribunale i metodi di riciclaggio usati dalla Chase per coprire le operazioni non solo dei servizi tedeschi, ma anche dei servizi segreti della Marina e di altre misteriose agenzie di Intelligence americane. Così la ragion di stato salvò i Rockefeller, Dulles, Mockarski e l’intero network criminale della grande finanza.
- Pag. 90 – 92- 93. Michele Terzaghi, che fu deputato fascista e 33° grado della massoneria di Piazza del Gesù, testimonia che il Gran Maestro Raul Palermi consegnò a Mussolini il brevetto del 33° grado ad honorem, gli esibì la dichiarazione di principi contenuta nel manuale degli apprendisti, e su questa Mussolini appose il suo pugno: Visto e approvato. B. Mussolini. Pag.92 Anche il potentissimo gerarca Cesare Rossi, afferma senza ambiguità che Mussolini aveva accettato la carica di Gran Maestro onorario di Piazza del Gesù. I fatti si sarebbero svolti nel gennaio 1923: “in un pomeriggio di Domenica incontrai – lungo lo scalone del Grande Hotel, dove abitava allora Mussolini – Palermi il quale usciva da un colloquio con il Duce. Era tutto gongolante. Aveva , contenuta in un astuccio, una pergamena che mi squadernò sotto gli occhi. Si trattava di un diritto di omaggio di tutte le Camere dell’Ordine Massonico con la deliberazione di nomina. Nel fondo di pugno di Mussolini la sua firma con tanto di approvo e accetto”.
Malgrado il silenzio degli storici moderni sappiamo che l’investitura “in punta di spada” di Raul Palermi all’epoca non passò affatto inosservata, soprattutto in quel settore del mondo cattolico che era più attivamente impegnato a contrastare la Massoneria. Un articolo della Revue intenationale dessociétés secrètes del 10 marzo 1923 ci informa che la stampa massonica americana rivelava le confidenze di Palermi, secondo il quale Mussolini era un “trentatré” del Rito Scozzese. Il probabile autore dell’articolo era stato un uomo chiave dell’ Intelligence vaticana, che da lungo tempo spiava la Massoneria, ed era quindi una fonte bene informata.
Sto parlando di monsignor Benigni, l’ex direttore del Sodalitium pianum, il servizio segreto creato da Pio X per combattere il “modernismo”.
La rivista ritorna di nuovo sull’argomento dell’affiliazione massonica del capo del fascismo in data 17 giugno, 5 agosto e 30 settembre: una vera e propria ossessione, questa di monsignor Benigni! Ci penserà poi la Curia romana a mettere a tacere codeste voci di dissenso per non turbare le trattative che Mussolini e il Cardinal Gasparri avevano già intrapreso, in segreto, per arrivare alla conciliazione tra Stato e Chiesa.
Sul numero di maggio del 1923 della rivista massonica americana The New Age si affermava categoricamente: “Mussolini è lui stesso massone, e la Gran Loggia d’Italia di cui Raul Palermi è Gran Maestro, sostiene energicamente il governo attuale. Anche il noto esoterista René Guénon, che di solito era assai ben informato sui retroscena del mondo della politica, conferma i sospetti di Benigni “e aggiunge un simpatico aneddoto. Nella lettera del 12 Ottobre 1936 a R. Schneider scrive: “D'altronde, corrisponde a verità il fatto che (Mussolini) era massone, e — dettaglio divertente — la camicia nera con cui fece il suo ingresso a Roma gli era stata offerta dalle logge di Bologna. ”
Dunque, le fonti abbondano e sono tutte qualificate. Massoni filofascisti, massoni americani, esoteristi su posizioni antimassoniche, cattolici intransigenti: malgrado le differenze ideologiche tutti confermano che Mussolini fosse un alto dignitario della Gran Loggia d'Italia e tutti identificano la fonte — anche pubblicamente — in Raul Palermi.
Pag.99. Secondo la ricostruzione di Gianni Vannoni le alte gerarchie vaticane pretesero e ottennero da Mussolini la rottura di ogni rapporto con Palazzo Giustiniani come condizione irrinunciabile per intavolare una trattativa. Quando poi a codeste trattative fu impressa un’accelerazione decisiva, tale posizione fu giudicata non più sufficiente dal diffidente Pio XI; e allora il Duce sacrificò anche la Massoneria di Piazza del Gesù sull’altare della Conciliazione. Lo fece senza rimpianti, credo, perché già dalla metà degli anni' Venti egli trattava direttamente con la power élite: in particolare con Thomas W. Lamont, socio della J.P. Morgan Bank, e Winston Churchill, Cancelliere dello scacchiere ed eminenza grigia della Anglo Persian Oil Company. A quel punto il Palermi, che nel frattempo aveva perso fiducia della Massoneria americana, non era più di alcuna utilità e Mussolini poteva metterlo da parte.
-pag.100. il 12 gennaio 1925 il Duce presentò alla Camera un disegno di legge sulla disciplina di associazioni, enti e istituti e sull’appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo Stato dalle amministrazioni comunali e provinciali e da istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato e degli enti locali, l’iniziativa mirava a mettere fuori legge proprio la Massoneria, sebbene non fosse esplicitamente nominata. Approvata alla Camera il 19 maggio e il 20 novembre al Senato, la legge 26 novembre 1925, n. 2029” sancì la fine di ogni società segreta. Per prevenire il sequestro delle Logge e della documentazione segreta ivi conservata, il Gran Maestro Torrigiani mise in sonno il Grande Oriente d’Italia. Il Gran Maestro Raul Palermi mutò il nome della sua obbedienza in Ordine Nazionale Italiano di Cultura e Beneficenza San Giovanni di Scozia, ma si trattò di un escamotage di breve durata: anche la Gran Loggia d'Italia fu sciolta.
Questa svolta era già nell’aria. Abbiamo letto la denuncia di Arturo Reghini contro ì piani dello scozzesissimo anglosassone. Un ulteriore tassello nella comprensione di quegli eventi ce la offre Pericle Maruzzi (1887*1966), alto dignitario del Grande Oriente d'Italia e studioso di fama internazionale degli aspetti storici e simbolici della Massoneria. Nel 1924 Maruzzi pubblicava a Torino un libello anonimo intitolato Manifesto dei Superiori Incogniti dell’Ordine ai membri di ogni Grado e Sistema segreto. Tra parentesi quadra, sopra il titolo, figura una curiosa dicitura: Finis Massoneriae, la fine della Massoneria. L'opera era stata scritta nel 1783, ossia poco prima della soppressione della Massoneria, decisa dal re di Prussia nel 1798. Ecco, quindi, il nostro Maruzzi riproporre il tema al libero-muratori italiani, giusto un anno prima della legge contro le società segrete. Indubbiamente non possiamo negare una certa preveggenza all’intellettuale ferrarese. La sua inizia rivela l’intenzione di far comprendere ai confratelli che la fine della Massoneria era stata già decisa, ma non da Mussolini o da Pio XI, come potevano pensare i più, bensì dai Superiori Incogniti del mondo illuministico. Nel libello anonimo troviamo conferma dell’esistenza di un reticolo di società segrete, convergenti verso un unico punto, e di due segreti: l’uno relativo all’esistenza di un piano, l’altro relativo ai suoi fini e ai mezzi di cui si dispone. Per portare a termine i loro disegni, i Superiori Incogniti avevano decretato la fine della Massoneria. Perché? Perché, per colpa dell’agire di maestri imperfettamente iniziati, la Grande Opera era deragliata dai binari originali. In termini non dissimili si sarebbe espresso Pericle Maruzzi in una lettera privata inviata molti anni più tardi a un confratello e pubblicata nel 2014 dalla Loggia Giordano Bruno.
Nel Manifesto del 1783 netta è la condanna dell’ateismo e del progressismo della Massoneria continentale latina. Queste accuse, ribadite nell’Italia del 1924, chiamavano in causa direttamente il Grande Oriente di Palazzo Giustiani. Con una attenta analisi filologica Vannoni ha inoltre scoperto la diretta filiazione da questo documento di un altro scritto, di argomento simile: il già citato Manifesto dell’Ordine Martinista del 1921.Le conclusioni sono analoghe: la Massoneria atea e anticlericale, che proclama i valori democratici e libertari della Rivoluzione francese, danneggia il grande piano; e per questo deve essere soppressa.
UN ENIGMA CHIAMATO “R.S.I.”
- Pag. 116. La sigla in questione non contraddistingueva solo la Repubblica Sociale Italiana, ma anche il Rito Simbolico Italiano: uno dei due riti del disciolto Grande Oriente d’Italia. Persino il simbolo del rito massonico era identico a quello della repubblica mussoliniana: l’aquila romana che tiene tra gli artigli il fascio littorio di foggia repubblicana. Si tratta di una semplice coincidenza?
- Che Mussolini ignorasse il significato di quel simbolo è impossibile, perché abbiamo prova di una sua visita alla Loggia di Rito Simbolico “Oberdan” di Trieste nel 1919: “Treves]... il 27 gennaio 1919... aveva ospitato a Trieste, per iniziativa congiunta delle due Logge, un 'visitatore ‘d’eccezione giuntovi a commemorare Guglielmo Oberdan: Benito Mussolini".
- Fu in quella occasione, probabilmente, che Mussolini fu messo a conoscenza dei programmi politici del Rito: "Nel 1918 La Pegna era stato rieletto presidente del Rito Simbolico, che guidò ancora per due anni [...] La Pegna, fedele a quanto sancito in diverse occasioni di confronto e di dibattito nel corso della guerra, ribadì la speciale attenzione nei confronti del mondo del lavoro, proponendo la partecipazione agli utili delle industrie da parte degli operai, l'azionariato di Stato, una sempre maggiore collaborazione tra le classi sociali per sconfiggere sia ‘il capitalismo infingardo e sfruttatore', sia le forze torbide e accidiose del lavoro ". Sulla stessa linea di pensiero si poneva il suo successore Giuseppe Meoni, che nel maggio 1920 assunse la presidenza ... in un discorso pronunciato poco dopo la sua elezione espresse la convinzione che solo attraverso la collaborazione tra il proletariato [...] e la borghesia [..] si poteva arrivare a una più equa distribuzione della ricchezza. Quindi un netto rifiuto a appoggiare qualsiasi atto rivoluzionario perché, secondo Meoni, la ricchezza del mondo [non avrebbe dovuto] passare dalla plutocrazia di ieri alla plutocrazia di domani.
Dunque, non solo il Duce conosceva il significato del simbolo, ma anche il
programma politico del Rito, che fece pubblicare nel 1943 con il nome di “Manifesto di Verona”. Questo era il senso del richiamo al fascismo delle origini, quello di piazza San Sepolcro.
- Rito Simbolico Italiano era nato il 1° gennaio 1862 con l’intento di costituire una Massoneria nazionale unitaria e indipendente da influenze straniere per supportare il progetto risorgimentale. Fu sempre un’espressione massonica altamente elitaria, con un numero di adepti che non superò mai le poche centinaia di unità. Fu tenacemente repubblicano, come mostra la foggia del fascio littorio adottata nel simbolo. Dal punto di vista iniziatico il Rito aveva posto alla base della propria identità il recupero e lo studio della tradizione della Scuola di Pitagora, sottolineando la peculiare caratterizzazione italiana, che lo differenziava dai filoni cristiano-cavallereschi o siriaco-egizi di altri riti massonici. Il R.S.I. si ispirava dunque a valori culturali vicini a quelli della Tradizione romana, come il pitagorismo di Arturo Righini. Giunti a questo punto possiamo intuire l’origine del complesso simbolismo magico adottato dai massoni di piazza San Sepolcro in occasione della fondazione dei Fasci di Combattimento. Secondo il professor Emanuele Novarino quando il Grande Oriente d’Italia entrò in sonno, nel 1923, il Rito Simbolico continuò a operare. La sua attività proseguì ininterrotta fino al 1943, quando riemerse alla luce del sole. Se ciò accadde all’interno di uno stato di polizia è lecito presumere che il Rito fosse sotto la personale protezione del dittatore.
- Tale ipotesi mi è stata confermata nel corso di una conversazione privata con Luciano Sciandra, 32° del Rito Scozzese Antico e Accettato. Egli sostiene che Mussolini continuò a tenersi in contatto con i Simbolici durante il ventennio, ma che impose loro delle severe restrizioni: non si poteva parlare in pubblico dell’esistenza del Rito e non si potevano tenere verbali delle riunioni. I Simbolici Poterono tuttavia continuare a celebrare i propri rituali, mentre le comunicazioni venivano fatte all’orecchio, come si dice in gergo massonico.
- Pag. 143. La Pilgrim’s Society era una società segreta che annoverava al suo interno il gotha della politica e dell’economia inglese e americana. Il capo esecutivo dell’Ordine era Thomas Walter Lamont, il banchiere della JP Morgan Bank, che aveva appena prestato 100 milioni di dollari all’Italia.
- Pag. 144. È curioso che il buon vecchio Winston condividesse con altri affiliati la militanza in un movimento religioso di natura messianica e apocalittica, nel quale convergevano l’ estremismo protestante e quello ebraico.
Questo “sionismo-cristiano” è conosciuto col nome di British Israelism: il suo presidente all’epoca era Nicholas Murray Butler, che ancora oggi viene considerato uno dei membri più autorevoli della storia della Pilgrims Society. Non si tratta di complottismo da due soldi: in un’intervista rilasciata nel 1952 il politico conservatore Sir Oliver Locker-Sampson affermò che “Winston Churchill, Lloyd George, Balfour e io siamo stati allevati come protestanti integrali, credenti nell'avvento di un nuovo Salvatore quando la Palestina tornerà agli Ebrei”.
- Pag.141. . Del disagio dei tradizionalisti - e in particolare del Gruppo Ur
abbiamo testimonianza in “Imperialismo pagano”, che fu pubblicato da Evola nel 1929, ma che era opera, in realtà, di Arturo Reghini. Sono certo che, malgrado l’enorme mole di indizi riportati, gli scettici rimarranno increduli e affermeranno che una prova risolutiva non è stata fin qui presentata. Valgano per costoro le parole di Arvo, un nome iniziatico dietro il quale potrebbe nascondersi Julius Evola oppure il duca Colonna di Cesarò: Come punto di riferimento di partenza si può assumere l’idea generale che esistono forze, le quali tendono ad inserirsi in quelle umane, individuali e collettive, non solo per deviare ogni aspirazione alla spiritualità vera, ma anche per creare correnti, suggestioni e sistemi ideologici tali da confondere la visione della verità, da falsificare i valori, da fomentare il predominio di influenze inferiori e ogni forma di materialismo, di disordine, di sovversione nelle civiltà. Di massima, non esiste movimento di sovversione nella storia e nel pensiero che non abbia le sue origini “occulte”. E un punto particolare di cui ci si deve render conto è il seguente: una delle “confezioni” più recenti delle forze oscure, a cui mi riferisco, è la teoria “positivistica”, la quale nega retroscena del genere e pretende che tutto nel mondo degli uomini si spieghi con cause storiche tangibili. Una simile mentalità “positivistica” non è forse quella che meglio si presta al giuoco delle forze che sogliono agire al “coperto”? Non so quale cattolico ha indicato a suo modo questo punto, dicendo che il più recente espediente del “diavolo” è stato quello di convincere gli uomini che il diavolo non esiste. Principalmente, tutto ciò che è rivoluzione, sovversione, antitradizione, demagogia reca il suggello visibile di una forza in fondo non-umana che trasporta quelle delle collettività, ubicate dall’una o dall’altra ideologia. (Arvo, sulla “contro-iniziazione”,cit. in De Turris, op. cit.,pp.252-253)
