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Avviandomi alla conclusione della lettura del libro in oggetto, mi venivano alla mente le “PAROLE” di “eminenti” personaggi della storia mondiale, i quali esprimevano ciò che sostanzialmente raccontano e confermano Fasanella e Rocca nel loro libro:  “Il mondo è governato da personaggi diversi da quelli che immaginano coloro che non gettano lo sguardo dietro le quinte” Benjamin Disraeli”, 1844;

«L’esoterismo autentico deve porsi al di là delle opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori che agitano il mondo profano, e, se tali movimenti sono a volta suscitati o diretti in modo invisibile da potenti organizzazioni iniziatiche, si può dire che queste ultime li governano senza mescolarvisi, così da esercitare in egual modo la loro influenza su ciascuna delle parti avverse». René Guénon, l’esoterismo di Dante.

Si derida il cattolicesimo, bigotto, superstizioso, ingenuo…ma ben venga la magia, l’esoterismo, cartomanzia, astrologia, sedute spiritiche..., tutte pratiche fatte proprie di coloro che dietro le quinte, governano e indirizzano i popoli e le società del mondo.

  • Jacqueline Rothschil amica di Kyra Ninziskaja, futura moglie di Igor Markevic. Pag. 62  
  • Col tramite di D’Annunzio, fanno venire dall’Italia la più grande medium del tempo, Eusapia Palladino. Pag. 66
  • A Londra, la Colonna è amica anche di Alfred Rothschild, che è lì come console austrungarico…. Alla vigilia della Prima guerra mondiale i Rothschild di Francia si adoperano per tener fuori dalla triplice Alleanza l’Italia, e lavorano a un riavvicinamento anglo-francese, mentre quelli d’Inghilterra tentano una conciliazione anglo-tedesca. Cercano anche di soccorrere i correligionari, battendosi per richiudere l’antica maledizione della diaspora. È proprio Walter Rothschild, presidente della federazione sionista britannica, che Balfour invia la celebre lettera del 1917 in cui parla per primo della necessità di un <<focolare ebraico>> in Palestina. Pag.70
  • Avevano già riorganizzato la massoneria, riuscendo a stabilire una totale sorveglianza sulle logge italiane. Ora, attraverso gli affiliati appartenenti all’aristocrazia siciliana, cercano di usare per i loro interessi la mafia e le istanze separatiste.

Avevano già stabilito ottime relazioni con eminenti personaggi del regime (Ciano, Del Bono, Grandi) e con membri della nobiltà (il duca Amedeo d’Aosta, il principe Junio Valerio Borghese, il conte Edgardo Sogno Rata del Vallino di Ronzone), ora stanno puntando su reti politico-militari in funzione anticomunista costituite da irriducibili postfascisti, da alti gradi delle forze armate, da ex partigiani bianchi, da massoni e da settori della mafia. Pragmaticamente riprendono l’idea di un fronte antibolscevico elaborata, con le stesse componenti, dal segretario del Partito fascista repubblicano - Alessandro Pavolini. Un’informativa dell’ 11 novembre 1946 parla di ex ufficiali della Rsi entrati in contatto con il contro- spionaggio inglese (Field Security Section) per far rinascere il fascismo sotto un nuovo partito nazionalista. Queste reti (Fronte italiano anticomunista, Fronte anticomunista europeo...) confluiranno nell’organizzazione Nato Stay-behind (la cui sezione italiana, conosciuta con il nome di Gladio, è stata fondata da Moro, Taviani e Mattei).

  • Straordinariamente chiara, in tal senso, la relazione inviata il 7 novembre 1943 a Pio XII dal primo delegato apostolico della nunziatura di Londra, monsignor William Godfrey. Il giorno prima, l’altò prelato ha incontrato il premier britannico e gli ha chiesto rassicurazioni sul destino postbellico dell’Italia. «Churchill ha risposto che l’Italia beneficerà di eccellenti condizioni di pace e che le sarà concesso un sussidio sostanziale nella ricostruzione. Egli può garantirlo perché la questione italiana è considerata una questione preminentemente britannica sia dagli Stati Uniti che dalla Russia. L’Unione Sovietica è d’accordo a lasciare l’Italia totalmente da sola, mentre gli Stati Uniti le daranno tutto il possibile supporto morale e gli aiuti materiali all’interno dello schema degli interessi britannici. L’unica cosa che l’Italia non avrà sarà una totale libertà politica. [...] Churchill ha aggiunto che questo controllo politico sarà, comunque, condotto con la più grande discrezione possibile e sempre a vantaggio dell’Italia. Lasciata a sé stessa - ha continuato Churchill - l’Italia potrebbe, in pochissimi mesi, ricadere in un fascismo peggiore di quello che l’ha portata alla rovina.» Lo statista conclude paradossalmente che se si fosse commesso l’errore di riconoscere l’Italia come nazione vincitrice, la si sarebbe portata alla catastrofe: «Non sarebbe stato possibile farle accettare alcun controllo. Libera di cercare il suo destino (come i politici italiani amano dire), l’Italia farebbe ogni cosa per eccitare l’odio e l’antipatia degli altri Alleati, sicché nessuno l’avrebbe aiutata e lei sarebbe precipitata nell’anarchia e nella miseria». Pagg.228-229
  • Tra il 1945 e il 1947, il Sis italiano (Servizio informa-zioni e sicurezza) si mostra impressionato dall’attivismo antibolscevico dell’intelligence britannica che, come si è detto, sta conglobando in un fronte armato clandestino europeo tutti i tenaci fautori dei vecchi e nuovi fascismi. È una sorta di internazionale nera, già pronta alle direttive della cosiddetta Dottrina Truman, enunciata in un discorso al parlamento statunitense il 12 marzo 1947. Pag.230
  • La sua ascesa è iniziata nell’Italia prefascista, sotto le grandi ali di Giuseppe Toeplitz, erede a sua volta dei banchieri israeliti mitteleuropei; che progettarono la Comit in funzione dell’espansione industriale voluta da Giovanni Giolitti. Mattioli ha fondato il suo potere sull’indipendenza della finanza dalla politica, se non addirittura sulla supremazia della prima sulla seconda. Reggendo saldamente le redini dell’istituto, don Raffaele (come ama farsi chiamare) è riuscito a finanziare il fascismo senza sporcarsi le mani. Mussolini stesso ha zittito i gerarchi come Roberto Farinacci, che facevano da cani da pagliaio contro le dichiarazioni di autonomia del banchiere, e ha finto di non vedere tutto quello che accadeva all’ombra della Comit i rapporti con la massoneria britannica e i servizi segreti americani, affidati a Cuccia; le assunzioni di ebrei o di dissidenti come Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Adolfo Tino (zio di Antonio Maccanico); i contatti, attraverso Giorgio Amendola, suo allievo, con il Partito comunista clandestino.! Sicché, dopo la caduta del regime, Mattioli ha presentato il conto del suo antifascismo alla neonata Repubblica e ai suoi leader. Come Parri e Degasperi, anche Togliatti sa che non può fare a meno di lui. Con la spregiudicatezza dell’uomo d’affari, del resto, anche Mattioli sa che non può fare a meno di Togliatti (……) Si scava negli inconsueti territori nei quali il banchiere si sarebbe mosso fin dai tempi della sua formazione. Giuseppe Toeplitz lo avrebbe infatti introdotto ai misteri del Tibet, «il paese chiuso», e alle altrettanto misteriose e complesse concezioni del mistico ottomano Sabbatai Zevi e del suo successore Jakob Frank: antichi e oscuri profeti di un messianismo crudele, imperniato attorno a figure femminili, e di una rinascita della nazione ebraica attraverso una sempre imminente rivoluzione mondiale.

Senza addentrarsi in questi intricatissimi campi, si può ricordare solo la bizzarra disposizione testamentaria di Mattioli di farsi seppellire in piedi (per essere pronto alla Resurrezione), in una tomba dell’abbazia benedettina di Chiaravalle: nel Medioevo era stata il sepolcro di Guglielma (o Vilemina o Blazena Vilemina) la Boema, un’eretica che sosteneva di essere la reincarnazione femminile dello Spirito Santo. Pagg.263/64/65

  • Montini affida la delicata operazione di sutura tra giudaismo e cristianesimo a un suo vecchio amico, che premierà con la nomina a cardinale: un erudito prelato francese, tra i massimi esperti di storia del primo cristianesimo, di patristica e dei rotoli del Mar Morto, che alla vigilia dell’ascesa al trono pontificio di Paolo VI pubblica Dialogo con Israele. «L’Amicizia giudeo-cristiana, a cui appartengo da molti anni - vi si legge, - ha condotto una battaglia, alla quale non ho mai cessato di prendere parte, con molti altri. Vi è, in effetti, un antisemitismo cristiano; noi abbiamo il dovere di scoprirne le cause, al fine di poter lottare contro di esso.»

Quell’erudito si chiama Jean Daniélou e, prima di diventare gesuita, ha tradotto in latino il libretto di CEdipus rex, scritto per Stravinskij dal Gran Maestro del Priorato di Sion Jean Cocteau. (…) il cardinale Daniélau concluderà la sua esistenza nel 1974, in una situazione alquanto imbarazzante: lo troveranno stroncato da un infarto, con le tasche piene di soldi in un rione malfamato di Parigi, sulle scale della spogliarellista italo-francese Mimì Santoni. Jean Daniélau è un altro amico di Igor Markevic. Pagg.277/78

  • Una vita funestata da creditori, da accuse per circonvenzione di incapace, da miserie familiari fu anche quella di Ciro Formisano (Kremmerz). Giustiniano Lebano «l’uomo che, lottò con il colera»: il morbo gli uccise quattro figli e fece impazzire la moglie, che si dette fuoco facendo bruciare con sé molti manoscritti del marito. Lui però continuava a negare il colera, affermando che era «ociphon-sincope, uscita dall’inferno. E ugualmente penose e misere sono state; almeno nell’ultima fase, le esistenze del barone Musmeci Ferrari Bravo, dello stesso Reghini.

Non si possono prendere sul ‘serie persone così. Eppure, benché in modi che a noi restano ignoti, questi uomini hanno avuto e continuano ad avere grande influenza, non soltanto spirituale. La famosa fondatrice della Società teosofica, Madame Blavatsky, rimase circa tre mesi nel piccolo albergo Vesuvio di Torre del Greco. Certo per vedere Pompei ed Ercolano. Ma incontrò molte volte Giustiniano Lebano e si parlarono a lungo. E i libri ai Lebano sono studiati e riconosciuti perfino in India. Pag.335

  • Noto Servizio era il nome in codice con cui veniva indicata dai suoi membri ed era stata creata nell’ultima fase del conflitto da agenti angloamericani e sovietici, che avevano reclutato uomini degli apparati fascisti e nazisti, a guidarla era stato in un primo momento il capo dei servizio segreto di Mussolini, Generale Mario Roatta, e dopo di lui, un ufficiale polacco di origine ebrea dell’esercito sovietico, Otimsky, trasferitosi in seguito a Tel Aviv. Lo scopo iniziale era evidentemente quello di compiere operazioni speciali contro i tedeschi. Dopo la guerra e nei decenni successivi, però, aveva continuato ad agire con altri scopi: quasi sicuramente il Noto servizio aveva manovrato sia il terrorismo di destra che quello di sinistra, a seconda delle convenienze. I magistrati si sono convinti che la struttura supersegreta avesse finanziato anche il Movimento di azione rivoluzionaria di Carlo Fumagalli (uno dei sospettati per la strage di Brescia) attraverso l’ambigua figura del bulgaro Jordan Vesselinoff, agente al servizio di più bandiere. Ex collaboratore dei nazisti, dopo la guerra aveva lavorato contemporaneamente per americani, russi e bulgari. Affiliato alla loggia massonica Carnea di Santa Margherita Ligure, aveva ramificato i suoi contatti anche più in profondità, in una dimensione che lo affascinava molto: l’esoterismo.

E con Vesselinoff il cerchio si chiude, perché sua figlia Claudia (nata il 14 dicembre 1938) ha sposato nel 1961 Vaclav Markeviè, il primogenito di Igor e Kyra Nizinskaja. Pagg. 358/59

  • Dario, secondo Mitrokhin, è il nome in codice di Giorgio Conforto, un personaggi o con caratteristiche e percorsi molto simili a quelli di Vesselinoff; agente doppio anche lui, in contatto con in i russi già da quando era nell’OVRA fascista, aveva poi continuato a lavorare contemporaneamente per il KGB e per gli angloamericani. Pag.359
  • …luogo remoto e protetto. In quest'oasi, Hubert Howard è vissuto appartato, ma niente affatto isolato. Tra i numerosi visitatori del giardino e tra le personalità in vario modo legate all’entourage filoamericano di Palazzo Caetani, accanto a teste coronate, ad ambasciatori di vari paesi, a presidenti come Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, troviamo Giulio Andreotti; il parlamentare socialista Paolo Battino Vittorelli; il repubblicano Francesco Compagna della rivista «Nord e Sud»; il giornalista e parlamentare Luigi Barzini junior; Umberto Colombo, dirigente Monitedison; Aurelio Peccei, uomo molto legato a Gianni Agnelli; l’avvocato Giuliano Vassalli, legale della famiglia Moro, il segretario generale del ministero degli Esteri Francesco Malfatti di Montetretto... Basterebbe raggruppare questi nomi, al di là dell’appartenenza di partito, per intuire quali fossero gli ambienti (anzi, l’ambiente) con i quali Howard continuava a intrattenere rapporti. Molti di loro erano dello Iai, altri della Trilateral Commission, del Gruppo Bilderberg, dell’Istituto atlantico, del Club di Roma.

Tutte sigle che in vario modo discendono dal mondialismo della Fabian Society, attraverso la Round Table e il Royal Istitute of International Affairs, e costituiscono in Italia una sorta di trasversale partito angloamericano. Pag.391

  • …Andreotti faceva parte anche di una fondazione culturale chiamata Inter-Action council of word leaders, insieme al tedesco Helmut Schmidt  e al francese Valery Giscard d’Estaing. Questa associazione, da cui tra l’altro sarebbe nato il Club Roma di Peccei, propugnava “la frantumazione degli stati nazionale in più piccole entità regionali ed autonome. Anche se apparentemente in contrasto, quest’idea finiva con l’allinearsi al progetto globalizzazione della Sinarchia. Pagg.395/96

 

Emilio Giuliana