i russi, ramo dello stesso albero indoeuropeo

 

Gli spazi russi furono probabilmente la prima culla degli indoeuropei. Il Regno di Russia fu fondato da Vikinghi scandinavi esattamente come il Ducato di Normandia, il Regno d’Inghilterra, il Regno di Sicilia. La Russia è stata l’antemurale nei confronti delle spinte di espansione asiatiche esattamente come Costantinopoli (Seconda Roma) è stata l’antemurale rispetto ai popoli e alle fedi del Medio Oriente. A Mosca l’ideale di Roma è stato ripreso e rielaborato col mito della Terza Roma. Nel corso dei secoli, a livello di classi dirigenti, c’è stata una notevole integrazione tra Germanici e Russi: basta scorrere l’albero genealogico della dinastia dei Romanov per rendersene conto. Viceversa, la cultura francese e l’architettura italiana hanno reso bella e colta San Pietroburgo.

Nel suo celebre saggio Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni, Romualdi indaga le radici biologiche e spirituali dei popoli d’Europa. L’asse geografico originario: Romualdi sostiene la tesi secondo cui la “patria originaria” (Urheimat) dei popoli protoindoeuropei vada ricercata nei territori dell’Europa centro-settentrionale (area germano-baltica). Sotto questo profilo, i russi e le popolazioni slave non sono visti come estranei o “asiatici”, ma come una componente integrante del ceppo indoeuropeo. Condividono con le altre nazioni occidentali la medesima struttura profonda e le medesime origini che affondano nella remota preistoria

Adriano Romualdi inquadra l’origine dell’etnia russa all’interno del più ampio ceppo dei popoli slavi, considerandoli una delle grandi ramificazioni della stirpe indoeuropea che ha condiviso con Germani, Celti, Latini e Greci le medesime radici culturali, spirituali e biologiche primordiali.

Nei suoi studi (in particolare nel celebre saggio Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni) e nelle sue analisi storiche, Romualdi evidenzia i seguenti passaggi chiave sull’etnogenesi russa e slava:

  • Il ceppo comune balto-slavo: Romualdi colloca la genesi degli antenati dei russi nella vasta area continentale dell’Europa centro-orientale, descrivendo l’espansione dei popoli slavi a partire dalla scomposizione della comunità linguistica e culturale indoeuropea originaria.
  • Integrazione ed osmosi euro-asiatica: Pur preservando il nucleo indoeuropeo, la formazione storica dell’etnia russa è stata plasmata dal contatto e dallo scontro ravvicinato con le tribù nomadi delle steppe (come Sciti e Sarmati) e dalle successive pressioni asiatiche.
  • La sintesi dinastico-militare con i Germani: Romualdi e la scuola di pensiero a cui faceva capo (influenzata da Julius Evola e Hans F. K. Günther) sottolineano storicamente il ruolo delle aristocrazie vichinghe/germaniche (i Variaghi o Rus’) nel dare forma organizzativa, statale e militare alle comunità slave primitive, gettando le fondamenta della prima entità russa (la Rus’ di Kiev).

L’origine dell’etnia russa (i russi etnici, definiti in lingua russa russkie, distinti dai rossijane che sono invece i cittadini della Federazione Russa a prescindere dall’etnia) risiede principalmente nella fusione tra le tribù di Slavi orientali, popolazioni autoctone finno-ugriche e baltiche, e i guerrieri-commercianti normanni (Variaghi). Questo processo di etnogenesi ha avuto il suo nucleo centrale nel medioevo con la nascita della Rus’ di Kiev.

Ecco le tappe e le componenti principali che hanno dato origine a questa etnia.

Gli Slavi orientali.

A partire dal VI secolo d.C., le tribù slave iniziarono a frammentarsi. Il ramo degli Slavi orientali si stanziò nelle grandi pianure dell’Europa orientale, tra i fiumi Dnepr, Dnestr e il bacino del Volga. Queste tribù (come i Poliani, i Viatici e i Krivici) costituirono la base demografica, linguistica e culturale dei futuri russi, ucraini e bielorussi.

L’elemento normanno: I Variaghi (o Rus’).

Nel IX secolo d.C., mercanti e guerrieri norreni provenienti dalla Scandinavia (chiamati Variaghi) presero il controllo delle rotte commerciali fluviali della regione. Secondo la tradizione storiografica, nell’862 d.C. il capo variago Rurik si stabilì a Novgorod, fondando la dinastia che avrebbe guidato la Rus’ di Kiev.

Il termine stesso “Russia” e l’etnonimo “russi” derivano dalla parola Rus’, con cui le popolazioni locali indicavano questi coloni scandinavi (termine legato all’antico norreno per “uomini che remano”)

 

Concludo questa breve introduzione riportando alcuni scritti dalle “Cronache Russe” (in russo letopisi, летописи) si riferisce al principale genere di letteratura storica e annalistica dell’antica Rus’ di Kiev e degli Stati russi successivi, redatto tra l’XI e il XVIII secolo).

Le Cronache partono dal IX sec. d.C. e in esse si legge che in tempi molto antichi abitavano la Pianura Russa (ossia le terre russe) i seguenti popoli slavi: “…Queste sono le genti slave della Rus’ (questo è il nome dello stato di KIEV nel XII sec. dove le Cronache cominciarono ad essere compilate), i Poljani, i Drevljani, gli Slavi di Polozk, i Dregovici, i Severiani, quelli del Bug, e infine i Volyniani…”. Qui mancano i novgorodesi, ma probabilmente l’amanuense ha giudicato inutile nominare questi Sloveni/Slaveni per ragioni particolari a noi ignote.

Successivamente leggiamo che Igor di KIEV nella sua campagna militare del 944 d.C. ingaggiò “…i Variaghi, i Rus, i Poliani, gli Sloveni, e i Krivici, i Tiverzi, e i Peceneghi…” E qui già vediamo che i Rus si trovano accanto ai Variaghi, denunciando così che alcune bande variaghe sono ormai slavizzate! Nel 965 per opera di Svjatoslav di KIEV cade l’Impero Cazaro! Questa potenza aveva dominato gran parte dei traffici fra nord e sud e addirittura aveva assoggettato Kiev e tutte le tribù slave fino al Volga (compresi Radimici e Vjatici). Una parte degli uomini che avevano accompagnato Svjatoslav nell’impresa decise di stabilirsi a Tmutarakan sul Mar d’Azov (più nota col nome moderno di Taman’) dove si formò così un quarto centro variago-russo intorno alla foce del fiume Kuban. Anche questa zona è riconosciuta nelle fonti arabe come slava…

Alla fine del X sec. la situazione del popolamento slavo è il seguente: A Kiev ci sono i Poljani dominati militarmente dai Rus (ex variaghi), verso i Carpazi ci sono i Volyniani (Volynia e Podolia) e i Buzhani (lungo il Bug bielorusso). A sud di Kiev ci sono i resti dei Tiverzi e degli Ulici. Intono alle Paludi del Pripjat ci sono i Drevljani lungo il fiume Uzh (affluente di destra del Dnepr), a nord ci sono i Dregovici e i Krivici (bacino della Dvina Occidentale) e gli Smoljani. A nordest ci sono gli Slaveni intorno a Novgorod. Lungo il Volga ci sono poi i Radimici e i Vjatici.

Ed ancora, ma queste righe sono state probabilmente interpolate tardivamente, nelle Cronache si legge: “E queste sono le altre tribù che sono soggette alla Rus’ (che pagano tributo e non sono di etnia slava) Ciud’, i Merija, i Ves, i Muroma, i Ceremis’, i M’rdva, i Perm’, i Pecera, i Jam, , i Litvà, i Semigola, i Kors, i Noroma, i Lib…”

Fra la Pianura Russa e il Mar Nero poi, ce n’è un’altra area abbastanza particolare da menzionare a parte: La steppa ucraina!

Questa ampia fascia di terra a sud di KIEV era abitata anche da popolazioni slave (la Cronaca Russa nomina i Tiverzi e gli Ulici), ma queste poi, sotto le spinte di Magiari e Bulgari provenienti dall’alto Volga si concentrarono o sulle alture pre-carpatiche o oltre (i cosiddetti Croati Bianchi) nel bacino inferiore del Danubio. Ai Magiari e ai Bulgari succedettero poi altre popolazioni di diversa provenienza (dal Caucaso e fin dalla lontana Asia Centrale). Sicuramente molti usi e costumi nuovi entrarono di qui in area slava e, sebbene solo molto più tardi, essi influirono sulla cultura delle popolazioni fin su nel nord e dovremo tenerne conto.

Pare evidente, che quando si parli di russi, ci si riferisca a un popolo di origine indo europea.

Con il Trattato di Tilsit, firmato il 7 luglio 1807 su una zattera in mezzo al fiume Niemen, nella Prussia orientale, Napoleone e lo zar Alessandro I strinsero un’alleanza che li rese padroni dell’Europa continentale. Alessandro accettò di unirsi al blocco continentale di Napoleone contro l’Inghilterra e di darsi reciprocamente sostegno in caso di controversie con altre nazioni, in particolare con l’Impero britannico. All’epoca, Francia e Russia erano gli unici due Paesi in Europa a non essere sottoposti al sistema dell’usura e quindi a non essere indebitati con i Rothschild. Erano le uniche due nazioni libere e indipendenti. Qualche anno dopo, tuttavia, la Russia iniziò a rompere il blocco. Questa azione si basava sul fatto che la Russia, una nazione essenzialmente produttrice di materie prime, aveva una scarsa capacità industriale e rimaneva dipendente dall’Inghilterra per l’importazione di manufatti. Alessandro era disposto a continuare il blocco solo se la Francia gli avesse fornito i beni precedentemente importati dall’Inghilterra. La Francia non era in grado di soddisfare queste richieste, perché l’Inghilterra comandava i mari e all’epoca non esistevano infrastrutture stradali o ferroviarie in Europa. Così, per mantenere il blocco, Napoleone decise di invadere la Russia il 24 giugno 1812 con un esercito di 500.000 soldati (https://www.storiologia.it/universale/rivoluz/cap182.htm).

Dal settembre 1814 al giugno 1815 si tenne il Congresso di Vienna per risolvere le questioni sollevate dalle guerre rivoluzionarie francesi, dalle guerre napoleoniche e dalla dissoluzione del Sacro Romano Impero. Dietro le quinte, Nathan Mayer Rothschild propose la formazione di un nuovo ordine mondiale incentrato sulle sue banche centrali. Tutte le grandi potenze, ad eccezione della Russia, erano indebitate con le banche Rothschild. Lo zar Alessandro I (1801-1825) si rifiutò di assecondare il diabolico piano dei Rothschild e lo mandò a monte. Al contrario, istituì la Santa Alleanza tra Austria, Prussia e Russia, firmata il 26 settembre 1815 dall’imperatore Francesco I d’Austria, dal re Federico Guglielmo III di Prussia e dallo zar Alessandro. Rifiutò anche l’offerta di Rothschild di istituire una banca centrale in Russia. La storia non dice se non si fidasse di questo oscuro banchiere o se fosse semplicemente consapevole dei pericoli del sistema bancario centrale, ma rifiutò saggiamente (1). Tuttavia, questo comportamento prudente provocò l’ira vendicativa e implacabile dei Rothschild, che, secondo il maggiore generale conte Cherep-Spiridovich, causarono l’assassinio degli ultimi cinque zar e compirono la loro vendetta talmudica 102 anni dopo in modo spettacolare (2).  Il 12 giugno 1860 fu fondata la Banca di Stato dell’Impero russo, con l’obiettivo di stimolare il reddito commerciale e rafforzare il sistema monetario. Fino al 1894 era solo un’istituzione ausiliaria sotto il diretto controllo del Ministero delle Finanze. In quell’anno fu trasformata in una banca di banchieri e divenne lo strumento della politica economica del governo. Conia e stampa le monete e le banconote del Paese, regola l’offerta di moneta e, attraverso la rete delle banche commerciali, fornisce prestiti a basso interesse all’industria e al commercio. Le sue vaste riserve auree, le più grandi al mondo, superavano di oltre il 100% il valore delle banconote emesse, ad eccezione del 1906. Nel 1914 era diventata una delle istituzioni creditizie più influenti d’Europa (3). Non sorprende che la Russia avesse il debito pubblico più basso del mondo.

1- Magg. Conte A. Cherep-Spiridovich, The Secret World Government or “The Hidden Hand”, The Anti-Bolshevist Publishing Association, New York, 1926, p. 41. Nessuno di questi zar raggiunse la mezza età. La loro vita media era di 53 anni. Si veda anche S. Goodson, The murder of the Tsars: the Rothschild connection, The Barnes Review, Washington D.C., Vol. XX, No. 5, settembre/ottobre 2014, pp. 38-40.

2- A. Del Mar, Money and Civilization: Or a History of the Monetary Laws and Systems of Various States Since the Dark Ages, and their Influence upon Civilization, Omnia Publications, Hawthorne, California, 1975 (prima pubblicazione nel 1886), p. 313.

3- Banca di Stato dell’Impero russo, Banca centrale della Federazione russa, via Neglinnaya 12, Mosca 107016.

La tabella seguente mostra l’ammontare del debito in rubli pro capite per ciascun Paese. Francia 288.0; Gran Bretagna169.8; Germania135.6; Russia 58.7.

Nel 1914, 1’83% degli interessi e degli ammortamenti del debito nazionale, di cui meno del 2% era detenuto da stranieri, era finanziato dai profitti delle ferrovie pubbliche russe. Nel 1916, la lunghezza totale delle linee principali era di 100.817 verste o chilometri. Il tonnellaggio mercantile russo ammontava a 11.130.000 unità nel 1910, superando il tonnellaggio mercantile britannico di 10.750.000 unità (4). Nel 1861, lo zar Alessandro II (1855-1881) abolì la servitù della gleba, che all’epoca riguardava il 30% della popolazione. Nel 1914, pochissime terre erano ancora nelle mani dei proprietari terrieri russi, che appartenevano principalmente alla nobiltà. L’80% delle terre coltivabili era nelle mani dei contadini, ai quali era stato ceduto per una somma molto modesta. Queste terre erano detenute dal comune del villaggio, il mir (5). Tuttavia, in seguito alla legge promulgata da Stolypin nel 1906, i contadini poterono ottenere titoli di proprietà con i relativi diritti ereditari. Nel 1913, due milioni di famiglie approfittarono di questa opportunità per acquisire quelle che divennero note come “Fattorie Stolypin”.

4- il 13 marzo 1881, lo zar Alessandro II fu assassinato a San Pietroburgo dai membri di un’organizzazione terroristica ebraica, Narodnaya Volya (Volontà del popolo).

5- Piotr Arkadyevich Stolypin (1862-1911) fu Primo Ministro della Russia dal 1906 al 1911. Il 18 settembre 1911 fu assassinato da un terrorista ebreo. Dmitri Bogrov (vero nome: Mordechai Gershkovich).

Quasi 7.689.027 ettari furono assegnati a questi proprietari contadini dal Comitato fondiario (6). La Banca Statale dei Contadini, che all’epoca fu descritta come “l’istituzione per l’acquisizione di terre più socialmente vantaggiosa del mondo”, concesse prestiti a tassi d’interesse ridotti, che in realtà non erano altro che spese di gestione. Tra il 1901 e il 1912, questi prestiti passarono da 222 milioni di rubli a 1,168 miliardi di rubli. La produzione agricola aumentò vertiginosamente, tanto che nel 1913 la Russia era diventata il granaio del mondo, come mostra la tabella seguente (7).

La produzione russa di cereali superava del 25% i raccolti combinati di Argentina, Canada e Stati Uniti. Nel 1913, la Russia aveva 37,5 milioni di cavalli più della metà della popolazione equina mondiale. Inoltre, produceva 1’80% del lino mondiale e forniva oltre il 50% delle importazioni mondiali di uova.

6- G. Buchanan, My Mission to Russia and Other Diplomatic Memories, Cassell and Company Limited, London, 1923, p. 161.

7- G. Knupffer, The Struggle for World Power, Revolution and Counter-Revolution, The Plain-Speaker Publishing Company, London, 1971, p. 230.

Anche la produzione mineraria e industriale generava enormi margini (145). Tra il 1885 e il 1913, la produzione di carbone è aumentata da 259,6 milioni di pouds a 2.159 milioni di pouds, la produzione di ghisa è passata da 25 milioni di pouds nel 1890 a 1.378 milioni di pouds nel 1913 e la produzione di petrolio da 491,2 milioni di pouds nel 1906 a 602,1 milioni di pouds nel 1916. Dal 1870 al 1914, la produzione industriale annuale in Gran Bretagna è cresciuta dell’1%, rispetto al 2,75% degli Stati Uniti e al 3,5% della Russia. Nel periodo compreso tra il 1890 e il 1913, l’attività industriale è quadruplicata e la produzione russa era in grado di soddisfare 1’80% della domanda interna di manufatti: un perfetto esempio di autarchia economica. Durante gli ultimi 20 anni di pacifico dominio imperiale (1895-1914) il Prodotto Interno Lordo crebbe a un tasso medio del 10% all’anno. Con la Banca di Stato russa che creava dal nulla il denaro del popolo a un tasso di interesse quasi dello 0%, a differenza del resto del mondo in cui banche centrali private parassitarie creano il denaro delle rispettive nazioni applicando rovinosi interessi usurari, non sorprende che la Russia nel 1912 fosse la nazione con l’aliquota fiscale più bassa al mondo. Queste tasse molto basse testimoniano anche il livello di efficienza del governo russo dell’epoca. Inoltre, durante questo periodo di banche statali, non ci furono né inflazione né disoccupazione. Inoltre, produceva l’80% del lino mondiale e forniva oltre il 50% delle importazioni mondiali di uova. Anche la produzione mineraria e industriale generava enormi margini (1 pound=16,38 kg) Tra il 1885 e il 1913, la produzione di carbone è aumentata da 259,6 milioni di pouds a 2.159 milioni di pouds, la produzione di ghisa è passata da 25 milioni di pouds nel 1890 a 1.378 milioni di pouds nel 1913 e la produzione di petrolio da 491,2 milioni di pouds nel 1906 a 602,1 milioni di pouds nel 1916. Dal 1870 al 1914, la produzione industriale annuale in Gran Bretagna è cresciuta dell’1%, rispetto al 2,75% degli Stati Uniti e al 3,5% della Russia. Nel periodo compreso tra il 1890 e il 1913, l’attività industriale è quadruplicata e la produzione russa era in grado di soddisfare 1’80% della domanda interna di manufatti: un perfetto esempio di autarchia economica. Durante gli ultimi 20 anni di pacifico dominio imperiale (1895-1914) il Prodotto Interno Lordo crebbe a un tasso medio del 10% all’anno. Con la Banca di Stato russa che creava dal nulla il denaro del popolo a un tasso di interesse quasi dello 0%, a differenza del resto del mondo in cui banche centrali private parassitarie creano il denaro delle rispettive nazioni applicando rovinosi interessi usurari, non sorprende che la Russia nel 1912 fosse la nazione con l’aliquota fiscale più bassa al mondo. Queste tasse molto basse testimoniano anche il livello di efficienza del governo russo dell’epoca. Inoltre, durante questo periodo di banche statali, non ci furono né inflazione né disoccupazione.

Tra il 1897 e il 1913, le entrate statali aumentarono da 1.400 milioni di rubli d’oro a 3.471 milioni di rubli d’oro. Nel 1914, l’eccedenza di bilancio ammontava a 512 milioni di rubli d’oro senza alcun aumento delle tasse. Nello stesso periodo, la bilancia commerciale con l’estero era in attivo. Possiamo misurare la salutare finanziaria dell’economia russa osservando la tabella comparativa delle riserve auree riportata in seguito (1 rublo = due scellini d’oro; 9,4 rubli = 1 sterlina)

RISERVE D’ORO

Banca di Stato dell’Impero russo: oro 1,550 – banconote 1,494

Banque de France (banca centrale): oro 1,193 – banconote 2,196

Reichsbank (banca centrale): oro 411 – banconote 930

Banca d’Inghilterra (banca centrale): oro 311 – banconote 263

Uno studio indipendente condotto da esperti legali britannici ha concluso che il Codice delle leggi e il sistema giudiziario russo sono i più avanzati e imparziali del mondo.

L’istruzione primaria era obbligatoria e gratuita fino al livello universitario, dove si pagavano solo le tasse d’iscrizione. Tra il 1906 e il 1914 furono aperte 10.000 scuole all’anno. Le università russe erano rinomate in tutto il mondo per il loro elevati standard accademici.

I russi sono stati pionieri in materia di diritto del lavoro. Il lavoro minorile è stato abolito più di 100 anni prima che in Gran Bretagna, nel 1867. La Russia fu il primo Paese industrializzato ad approvare leggi che limitavano l’orario di lavoro nelle fabbriche e nelle miniere. Gli scioperi, vietati nell’Unione Sovietica, erano consentiti ma non comuni ai tempi dello zar. I diritti sindacali furono riconosciuti nel 1906, mentre un ispettorato del lavoro controllava rigorosamente le condizioni di lavoro nelle fabbriche. Nel 1912 fu introdotta la copertura sociale. La legislazione sul lavoro era così avanzata e umana che il Presidente degli Stati Uniti, William Taft, dichiarò: “L’Imperatore di Russia ha emanato una legislazione sul lavoro più vicina alla perfezione di quella di qualsiasi paese democratico.

Le persone di razza diversa che vivevano nell’Impero russo godevano di un’uguaglianza di status e di opportunità senza precedenti nel mondo moderno. Sua Maestà Imperiale, lo zar Nicola II (1894-1917) e la sua banca di Stato crearono un paradiso per i lavoratori senza precedenti nella storia dell’umanità (8).

8- Winston Churchil, Zionism vs Bolshevism, A Struggle for the Soul of the Jewish People, Sunday Illustrated Herald, 8 febbraio 1920. Churchill definì la rivoluzione come: “una cospirazione mondiale per il rovesciamento della civiltà e per la ricostituzione della base di uno sviluppo arrestato, di un’invidia malevola e di un’uguaglianza impossibile, […] che non ha mai smesso di crescere…. È stato il perno di tutti i movimenti sovversivi del diciannovesimo secolo; e ora questa banda di straordinari personaggi provenienti dalla malavita delle grandi città d’Europa e d’America ha afferrato per i capelli il popolo russo ed è diventata virtualmente padrona indiscussa di questo enorme impero. ”

Il 7 novembre 1917, i Rothschild, temendo che una riproduzione di questo straordinario modello di libertà e prosperità potesse mettere in pericolo il loro malvagio impero bancario, provocarono e finanziarono una rivoluzione giudeo-bolscevica in Russia, che devastò e rovinò un Paese meraviglioso e causò la morte per assassinio e carestia di – secondo Alexander Solzhenitsyn 66 milioni di persone innocenti (9).

9- Secondo lo storico svizzero Jürgen Graf, Solzhenitsyn si servì di uno statistico che valutò il numero di morti a 66 milioni. Nella rivista The American Hebrew Magazine del 10 settembre 1920, Solzhenitsyn ha dichiarato: “La rivoluzione bolscevica in Russia è stata opera di una pianificazione ebraica e del malcontento ebraico. Il nostro piano è di stabilire un Nuovo Ordine Mondiale. Ciò che ha funzionato così meravigliosamente in Russia diventerà una realtà per il mondo intero”.

COME I ROTHSCHILD HANNO CREATO E CONTROLLATO L’UNIONE SOVIETICA

Nel libro Wall Street and the Bolshevik Revolution, l’autore e professore Antony Sutton, utilizzando i documenti del Dipartimento di Stato e gli archivi dei banchieri internazionali americani, descrive in dettaglio “l’entusiastica alleanza tra Wall Street e il socialismo marxista”. Morgan Guaranty Trust Company, della Chase National Bank di John D. Rockefeller, della Kuhn Loeb and Company di Jacob Schiff e della Nya Banken svedese di Olof Aschberg, la rivoluzione giudeo-bolscevica non avrebbe potuto avere successo.

Il ruolo di Maxim Litvinov (1876-1951) è particolarmente interessante per quanto riguarda || finanziamento della rivoluzione. Nato Meyer-Genokh Mojsjewicz Wallach-Finkelstein, fu un “rivoluzionario” che contribuì a distruggere la Russia imperiale e a consegnarla ai banchieri internazionali. Litvinov iniziò la sua carriera di rivoluzionario nel 1898. Nel 1901 fu arrestato e trascorse 18 mesi in prigione prima di evadere. Nel 1903 ricevette i fondi per finanziare e distribuire il giornale del Partito socialista democratico russo, Iskra, stampato a Londra. Nel 1905, Litvinov ricevette altri fondi da “amici stranieri”, che gli permisero di acquistare armi, sempre da Londra. Successivamente, Litvinov, noto anche come Papasha o Papi, divenne il punto di riferimento di tutti i finanziamenti esteri e fu nominato tesoriere del partito. una decisione che Lenin non poté annullare perché Litvinov era un rappresentante dei Rothschild, il cui potere superava quello di Lenin. Lenin fu semplicemente informato della decisione. Lenin fu semplicemente informato della decisione. Pochi mesi dopo, in una riunione a Ginevra, Litvinov fu eletto Segretario dei Trasporti Esteri. Lenin fu nuovamente informato di questa decisione. Litvinov non fu mai un vero rivoluzionario, ma utilizzò il bolscevismo come pretesto per favorire gli obiettivi dei suoi padroni.

Dal 1908 al 1918 Litvinov visse a Londra, grazie all’assistenza dei suoi “amici inglesi”. Durante questo periodo, ricoprì diversi incarichi. Lavorò per l’editore Williams and Norgate, poi per un’agenzia turistica e un negozio di macchine agricole. Queste occupazioni costituivano una copertura ideale per le sue attività clandestine. Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, il governo russo chiese a tutti i suoi cittadini di tornare in Russia per arruolarsi nell’esercito. Tuttavia, le autorità britanniche permisero a Litvinov di rimanere. Nel 1916, Litvinov sposò la figlia di una delle più illustri famiglie ebraiche: Ivy Low. Il 3 gennaio 1918 Litvinov fu nominato rappresentante autorizzato della Russia sovietica. Uno dei suoi primi compiti fu quello di chiedere che gli venisse consegnato il denaro custodito nella Banca d’Inghilterra appartenente all’ambasciata zarista. La banca acconsentì.

Nel settembre del 1918 fu rivelata una cospirazione contro i bolscevichi che coinvolgeva l’ambasciatore Robert Bruce Lockhart. Sia Lockhart che Litvinov furono arrestati dai rispettivi governi, e in uno scambio Litvinov tornò a Mosca. La sua nuova missione consisteva nell”assicurare il rapido flusso di oro e gioielli preziosi dalla Russia” attraverso la Scandinavia, con il pretesto di un programma di acquisto di macchine a vapore, in seguito note come “macchine d’oro”. Un quarto delle riserve auree russe fu trasferito in Svezia prima di essere rispedito indietro. Era il momento della rivincita per i Rothschild.

Il 21 aprile 1921, Litvinov fu nominato membro del Consiglio dei Commissari del Popolo per le operazioni di cambio e le vendite di oro all’estero. “Diverse centinaia di milioni di rubli del nostro oro passarono per le mie mani prima di essere venduti all’estero. 159 Ho venduto la maggior parte di questo oro attraverso vari intermediari, a grandi aziende francesi che lo hanno rifuso in Francia o in Svizzera, prima che raggiungesse la sua destinazione finale nei caveaux della Federal Reserve americana una banca privata di proprietà di Rothschild! 160 Litvinov era diventato il “rappresentante autorizzato dei banchieri i proprietari della Federal Reserve, della Banca d’Inghilterra e della Russia sovietica”. Come si vede, la Rivoluzione bolscevica non fu altro che un gigantesco esercizio di saccheggio dei Rothschild.

Nel dicembre 1921 fu istituita la Colonia industriale autonoma di Kuzbass. Essa concesse il controllo di un vasto complesso industriale a un gruppo di investitori americani ed europei che lo finanziarono. Da questo momento in poi, “milioni di rubli in oro furono trasferiti all’estero senza pagare alcun dazio doganale, presumibilmente come interessi maturati sul capitale investito dai banchieri europei”, nonostante il fatto che questi investimenti non fossero tutti di uguale entità.

Nel 1924, Joseph Stalin divenne leader dell’Unione Sovietica, ma Litvinov, che non temeva nessuno, rimase una figura di spicco. La sua maleducazione nei confronti di Stalin era proverbiale (10).

10- Ibidem, 205, 206 e 209. Nel giugno 1941, a una riunione di diplomatici stranieri, Litvinov arrivò vestito con un sontuoso abito di lana polare. Stalin gli chiese perché non indossasse un abito scuro come tutti gli altri. Litvinov rispose scherzando: “È stato mangiato dalle tarme”.

Durante l’epurazione del 1937-38, quasi tutti i deputati di Litvinov furono arrestati e fucilati. Litvinov perorò la causa di uno dei suoi più cari amici, Boris Stomonyakov, e informò Stalin che avrebbe garantito per lui. Stalin guardò Litvinov negli occhi e rispose: “Compagno Litvinov, puoi garantire solo per te stesso. “Dal 1930 al 1939, Litvinov ricoprì la carica di commissario del popolo per gli affari esteri dell’Unione Sovietica. Nel 1939, le relazioni tra la Germania nazionalsocialista e l’Unione Sovietica iniziarono a riscaldarsi. Questa distensione era un anatema per i padroni di Litvinov, che avevano ricordi da incubo della Santa Alleanza tra Austria, Prussia e Russia nel 1815 e della Dreikaiserbund (Lega dei tre imperatori) che Bismarck aveva avviato tra gli stessi tre imperi nel 1872. Litvinov intervenne, ma ormai Stalin ne aveva abbastanza del suo comportamento insolente. Il 3 maggio 1939 si verificò un colpo di stato silenzioso, quando Stalin “privò il burattino della malavita bancaria del titolo di Ministro degli Esteri”. Grazie alla propria banca di Stato, la Gosbank, fondata il 16 novembre 1921, l’Unione Sovietica aveva finalmente conquistato la propria sovranità e indipendenza dai banchieri internazionali. Tutti i deputati di Litvinov e i loro direttori furono arrestati, ma lui stesso fu risparmiato, in quanto intoccabile. A Litvinov fu permesso di ritirarsi nella sua dacia, ma fu tenuto sotto costante sorveglianza.

Verso la fine del 1941, i servizi di Litvinov furono nuovamente richiesti. Con i tedeschi che bussavano alla porta di Mosca, la situazione disperata di Stalin richiedeva un aiuto urgente da parte dell’Occidente. Litvinov fu inviato a Mosca come ambasciatore sovietico. Gli americani erano riluttanti a prestare denaro all’Unione Sovietica, ma Litvinov risolse presto tutto e in poche settimane fu concesso un prestito di un miliardo di dollari. Fu firmato un contratto di leasing e nei quattro anni successivi furono fornite materie prime e servizi per un valore di 11 miliardi di dollari. Litvinov “poteva raggiungere la Casa Bianca in qualsiasi momento e il Presidente [Roosevelt] lo riceveva immediatamente”. Questi due tirapiedi dei banchieri internazionali pompavano oro – dalla Russia da un lato e dal popolo degli Stati Uniti dall’altro – direttamente nelle casse della Federal Reserve di Rothschild (11).

11- N. Starikov, op. cit., 211. Il 5 aprile 1933, con l’Ordine Esecutivo 6102, il governo degli Stati Uniti confiscò tutto l’oro dei suoi cittadini, ad eccezione delle monete numismatiche, e lo scambiò con cartamoneta.

Litvinov fu richiamato nel 1943, quando la guerra volse a favore della Russia. Il suo successore come Ministro degli Esteri, Vyacheslav Molotov, ce ne ha dato un resoconto eloquente: “Litvinov ci ha mostrato una totale ostilità… Meritava la punizione più severa per mano del proletario. Una punizione esemplare.

Tra il 1° e il 22 luglio 1944, i banchieri internazionali tennero una conferenza a Bretton Woods, nel New Hampshire. L’obiettivo era quello di istituire una Banca Mondiale e un Fondo Monetario Internazionale che avrebbero regolato le relazioni tra le nazioni indipendenti e mantenuto i tassi di cambio fissi. I rappresentanti sovietici parteciparono alla conferenza, ma si rifiutarono di firmare, dichiarando che le istituzioni proposte erano “filiali di Wall Street”.  L’impertinenza di Stalin fece probabilmente arrabbiare i Rothschild, ma c’era poco da fare finché la Germania fosse rimasta imbattuta. Tra il 17 luglio e il 2 agosto 1945 si tenne in Germania la Conferenza di Potsdam. Essa determinò i nuovi confini dell’Europa. Da quel momento in poi, l’Unione Sovietica fu gradualmente isolata e iniziò la Guerra Fredda. Stalin non aveva alcun controllo sull’Europa occidentale. Il suo esercito era completamente esaurito ed era già impegnato ad assorbire l’Europa orientale sotto la sua egemonia e a riparare tutti i danni che aveva inflitto al suo Paese provocando la Germania in una guerra preventiva (170).

170 Stalin aveva pianificato di attaccare la Germania il 6 luglio 1941. Si veda V. Suvorov, The Chief Culprit Stalin’s Grand Design to Start World War II, Naval institute Press, Annapolis, Maryland, 2008, 328 pp. Suvorov ritiene che “l’Unione Sovietica abbia perso la Seconda Guerra Mondiale”, 280.

Da un punto di vista militare, sganciare le bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki era inutile, perché nel gennaio 1945 il Giappone stava già cercando di negoziare i termini di una resa. L’olocausto nucleare aveva due scopi sinistri: (i) punire i giapponesi per aver creato una propria banca di Stato e (ii) inviare un avvertimento all’Unione Sovietica, che aveva già una banca di Stato.

La guerra fredda fu inizialmente perseguita dall’Occidente con l’obiettivo di mettere in ginocchio l’Unione Sovietica. Stalin, che era più nazionalista che comunista, resistette e fu presumibilmente avvelenato, prima di essere lasciato morire il 1° marzo 1953 per un ictus per il quale non ricevette alcun trattamento medico (12).

12- S.S. Montefiore, Stalin The Court of the Red Tsar, Weidenfeld & Nicolson, London, 2005, 651-665. L’ictus di Stalin potrebbe essere stato causato dal warfarin, un anticoagulante, versato nel suo vino nei giorni precedenti la morte.

Da questo momento in poi, la Guerra Fredda degenerò in una farsa, mentre l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, investivano pesantemente nell’Unione Sovietica. Furono effettuati importanti investimenti nella fabbrica di Gorki, che costruiva autocarri Ford, nel più grande stabilimento automobilistico del mondo a Volgograd, dove si producevano automobili Fiat. Sono stati inoltre stanziati ingenti finanziamenti nei settori dell’aviazione, dei computer e dell’elettricità. L’Unione Sovietica divenne una destinazione privilegiata per investimenti redditizi. I russi si arruolarono nell’esercito, ma con il 50% del bilancio destinato agli armamenti, questa era una guerra che non potevano vincere a lungo termine. Questo spiega perché il tenore di vita dell’Unione Sovietica non ha mai eguagliato quello dell’Occidente, ad eccezione dei servizi pubblici come l’istruzione e la casa. Nel 1991, l’Unione Sovietica implose e dagli Stati Uniti arrivò una squadra di consiglieri per introdurre le meraviglie del libero scambio capitalista, che includeva l’imposta sul reddito e l’usura. L’obiettivo primario di questi consiglieri era quello di “introdurre al momento giusto la legge sulla Banca Centrale di Russia, che ha causato più danni di un esercito di invasori per quanto riguarda la perdita di sovranità della Russia”. Per quasi 200 anni gli zar e i soviet hanno resistito, ma alla fine la Russia è caduta interamente nelle mani dei Rothschild.

Le modalità per la “conquista” e sottomissione della Russia era stata altresì pianificata da una figura importante come Sir Harold Mackinder, vedi la tesi da egli formulata, HEARTLAND (1904)( https://emiliogiuliana.com/heartland-ordine-planetario-teorizzato-da-halford-john-mackinder/) ! Sir Harold aveva un curriculum impressionante, essendo stato professore di geografia all’Università di Londra, direttore della London School of Economics dal 1903 al 1908 e membro del Parlamento dal 1910 al 1922. Fu anche uno stretto collaboratore di Arnold Toynbee, una delle figure di spicco di Wellington House. Ha previsto correttamente una serie di eventi geopolitici sorprendenti, molti dei quali si sono avverati.

Una di queste “profezie” era la fondazione di due Germanie, la Repubblica Socialdemocratica Tedesca e la Repubblica Federale Tedesca. I critici hanno suggerito che egli ottenne queste informazioni da Toynbee; che si trattava semplicemente della pianificazione a lungo termine del Comitato dei 300 di cui Toynbee era a conoscenza.

È nota la posizione di apertura e di apprezzamento di Mussolini nei confronti (addirittura) dell’URSS? (Tratto dal libro Storia segreta del 25 luglio ’43 – Fulvio Bellini Gianfranco Bellini).

“La decisione di Roosevelt di riconoscere de jure il Paese della «dittatura proletaria» scatena una violenta polemica, alimentata dai settori del Partito Repubblicano più accesamente anticomunisti, e da numerosi quanto influenti organi di stampa. Polemica che trova nuovo alimento nella notizia, data per certa, di una imminente visita a Washington del ministro degli Esteri sovietico, Maksim Litvinov. Ed è appunto nel clima acceso di quei giorni di ottobre che l’agenzia Universal Service collegata al potente gruppo editoriale Hearst – s’inserisce nella polemica diffondendo un articolo dovuto a un collaboratore d’eccezione: Benito Mussolini.

L’articolo del capo del Governo italiano, ripreso in contemporanea da numerosi quotidiani d’Europa e d’America, solleva un grande interesse non solo per la figura dell’autore, considerato da sempre un antibolscevico di ferro, erro, ma anche e soprattutto per la tesi da lui sostenuta: la necessità, per l’Occidente, di considerare la Russia di Stalin per ciò che effettivamente è: una grande potenza. Tentare di ignorarla – sostiene Mussolini è più che inutile. È un errore.

Scrive, infatti, il Duce del Fascismo: «È fondamentalmente sbagliato ignorare la realtà russa. Un popolo di 164 milioni deve essere valutato co-me una potenza mondiale. L’Italia ha riconosciuto da tempo il diritto del-la Russia ad avere il posto che le spetta nel consesso delle Nazioni». Cfr. EDWARD CARR, La Rivoluzione Bolscevica, Torino, 1964. Cfr. «Corriere della Sera», 1° ottobre 1933.

In uno dei primi discorsi tenuti alla Camera dopo la «marcia su Roma», Mussolini annunciò l’intenzione del suo governo di procedere, in tempi brevi, al riconoscimento de jure della Russia Sovietica. La decisione italiana sollevò all’estero la più viva impressione, poiché rompeva con la posizione franco-britannica condivisa dagli Stati Uniti di tenere in quarantena (cordone sanitario) il Paese istigatore della «rivoluzione mondiale. Sulla scia del governo italiano, anche la Gran Bretagna fece propria la linea mussoliniana: no alla sovversione bolscevica, sì alla realtà rappresentata dal gigantesco Stato russo. Orientamento ben presto imitato dalle altre potenze vincitrici, con l’eccezione degli Stati Uniti. Nel sottolinea

Anche se Mussolini non lo dice apertamente, le sue argomentazioni parlano da sé: l’iniziativa del presidente Roosevelt non solo è giusta, in quanto realistica, ma arriva persino in ritardo. Anche per un Paese visceralmente anticomunista come gli Stati Uniti, è arrivato il momento di prendere atto della realtà e di riconoscere alla Russia dei Piani Quinquennali lo status di potenza mondiale, con la quale occorre confrontarsi e dialogare.

 

Alcune settimane dopo, il 16 novembre 1933, l’Amministrazione Roosevelt riconosce a tutti gli effetti l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Roma 1934, estate. In vista delle grandi manovre dell’Armata Rossa, il generale Tuchacevskij invita lo Stato Maggiore italiano ad inviare, in qualità di osservatori, dei propri rappresentanti. Immediato il «sì» di Mussolini: la visita consentirà ai suoi esperti di verificare, sul posto, lo stato di addestramento e di armamento dell’esercito sovietico.

Il compito di guidare la missione viene affidato al generale Francesco Saverio Grazioli. Già componente del Consiglio Superiore dell’Esercito, Grazioli è conosciuto per la grande professionalità, l’acuto spirito di osservazione e per essere un autorevole portavoce di quanti al vertice delle forze armate si battono per l’ammodernamento delle strutture militari.

Si tratta pertanto di un tecnico di altissimo livello, in grado di valutare l’impatto dell’industrializzazione staliniana sull’Esercito Rosso e di capire se esso si stia effettivamente trasformando in uno strumento moderno in grado di competere, su basi di parità, con le forze armate dei Paesi europei più progrediti. Consapevole dell’importanza del compito che gli è stato affidato, il generale Grazioli osserva con la massima attenzione lo svolgimento delle grandi manovre in terra sovietica. Rientrato a Roma, redige una relazione estremamente accurata su quanto ha visto e udito. In particolare, Grazioli si sofferma sullo stato di preparazione dei reparti impiegati, sul loro equipaggiamento, sul livello raggiunto in materia di meccanizzazione e di impiego dell’arma corazzata, nonché sulla dimostrata efficienza dell’aeronautica definita «poderosa». Infine, l’alto ufficiale non manca di sottolineare il ruolo d’avanguardia svolto dal capo del Governo italiano per il riconoscimento dell’URSS, il ministro degli Esteri sovietico Čičerin dichiarò (dicembre 1923): «Mussolini è ora il nostro migliore amico>>. Cfr. EDWARD CARR, La morte di Lenin, Torino, 1964.

Al momento di recarsi in Russia, alla testa della missione italiana, il generale Grazioli era considerato negli ambienti militari un ufficiale atipico, in quanto troppo vicino al potere politico, ossia a Mussolini. In realtà, il ruolo di consigliere militare» del Duce, Grazioli se lo era conquistato lottando contro i vertici del Regio Esercito, fautori dello status quo e quindi nemici più o meno aperti degli «innovatori». Cfr. L.E. LONGO, Francesco Saverio Grazioli, Roma, 1989, Cfr. EMILIO CANEVARI, La Guerra Italiana, Roma, 1948.

Mussolini si dichiara pienamente d’accordo con la conclusione raggiunta dal suo consigliere di fiducia: l’esercito russo degli anni Trenta ha ben poco in comune sia con l’esercito zarista della Prima guerra mondiale, sia con l’Armata Rossa dei tempi di Trotzkij. Esso va ormai considerato come uno strumento in continua e rapida evoluzione, equipaggiato con materiale moderno, largamente meccanizzato, con un comando orientato verso le innovazioni e le sperimentazioni più ardite. Una trasformazione commenta Mussolini resa possibile in quanto nella rinnovata Armata Rossa si rispecchia, in forma concentrata, il rapido sviluppo tecnico-industriale della Russia staliniana. Sviluppo che non può e non deve essere ignorato o sottovalutato. Pena: gravi errori di valutazione e di calcolo.  Nell’indicare gli aspetti tecnicamente più avanzati delle forze armate sovietiche, il generale Grazioli colse uno dei tratti salienti dell’industrializzazione staliniana: lo sviluppo prioritario dei settori collegati alla difesa. Nel 1933, ad esempio, l’industria sovietica aveva prodotto 3.000 carri armati e 2.500 aerei da combattimento, ossia una quantità di gran lunga superiore ad ogni altro Paese del mondo. Per limitarsi agli aerei, la produzione delle fabbriche russe aveva superato sempre nell’anno 1933 la produzione congiunta inglese, francese, tedesca e americana. Cfr. PAUL KENNEDY, Ascesa e declino delle Grandi Potenze, Milano, 1989.

Fatto degno di considerazione, anche Hitler nei suoi primi anni di governo aveva della potenza sovietica un’opinione non molto dissimile da quella di Mussolini. Nel gennaio del 1936, il Führer ebbe un lungo colloquio con il marchese Charles di Londonderry, importante personalità dell’establishment britannico nonché cugino di Winston Churchill. Ed ecco – con le parole del nobile Lord ciò che disse Hitler a proposito dell’Unione Sovietica: «1) In Russia, ci si trova di fronte ad un popolo di 180 milioni 2) Territorialmente la Russia è immune da un attacco 3) La Russia non potrà mai essere vinta da un blocco economico 4) Le sue fabbriche sono al sicuro da attacchi aerei in quanto i centri industriali più importanti distano dai 400 ai 600 km dalla frontiera». Hitler così concludeva: «L’attuale sviluppo della Russia fa molto meditare. Nel 1917 il Paese era in rovina. Nel 1919-20 fu straziato dalla guerra civile. Nel 1924-25 vi furono i primi segni di ripresa con il potenziamento dell’Esercito Rosso. Nel 1927 fu iniziato il primo Piano Quinquennale e nel 1932 il secondo. Oggi la Russia ha un’industria attrezzata, un esercito, un’aviazione e un corpo di carri arma-ti che sono i più potenti del mondo. Cfr. JOSEPH DAVIES, Mission to Moscow, New York, 1941.

Quattro mesi dopo alla notizia del patto tedesco-sovietico di «non aggressione il Duce ricorda in una lettera a Hitler il consiglio da lui dato al creatore della Luftwaffe: «Per quanto riguarda l’accordo con la Russia osserva Mussolini io lo approvo completamente. Sua Eccellenza Göring vi dirà che nei colloqui avuti con lui nell’aprile scorso, io affermai che per evitare l’accerchiamento da parte delle democrazie, era necessario un riavvicinamento tra la Germania e la Russia».”

Nel solco di quanto sopra scritto, riporto un articolo di Marcello Veneziani.

“Il 23 agosto di ottant’anni fa il mondo stava prendendo un’altra piega che avrebbe cambiato i destini dell’umanità. Stalin e Hitler strinsero un patto che sarebbe diventato un abbraccio fatale per il comunismo, per il nazismo ma anche per il resto del mondo. Era un patto di non-aggressione, firmato al Cremlino dai due ministri degli esteri, Molotov e Ribbentrop, ma era in realtà un patto di aggressione al resto del mondo, Un reciproco via libera all’insegna dell’anticapitalismo, dell’antisemitismo e dell’antioccidentalismo. Stalin brindò col ministro tedesco alla salute del Fuhrer e all’amicizia tra i due regimi. Un mese dopo seguì un ulteriore patto di amicizia. Rimase in piedi per un paio d’anni, quel patto, permise di spartirsi la Polonia, consentì alla Germania di invadere i paesi vicini e dichiarare guerra alle plutocrazie occidentali, ricevendo dall’Urss scorte di petrolio, informazioni segrete e materiali necessari al conflitto. Se il carattere sospettoso e maniacale dei due dittatori non avesse prevalso, oltre le ragioni strategiche, oggi vivremmo in un altro pianeta. Magari a guerra finita ci sarebbe stata una finale resa dei conti tra la Germania indoeuropea e la Russia asiatica, però intanto avrebbero liquidato insieme capitalismo, democrazie liberali, ebrei ed egemonie atlantiche. Fu l’Operazione Barbarossa, due estati dopo, a spezzare l’incantesimo e l’idillio, con l’attacco tedesco all’Urss. Di quel patto, la stampa e la cultura occidentale, egemonizzate da una cultura di provenienza marxista e comunista, ha sempre finto di non ricordarsi e continua a dimenticare. Ma quel patto non riguardò solo i due dittatori. Fu un patto che coinvolse i regimi, i partiti, gli apparati, la propaganda. E si estese ben al di là dell’Unione Sovietica a tutta l’Internazionale comunista. Fu imbarazzante, e a tratti ripugnante, la giravolta che i comunisti francesi e italiani, Togliatti incluso, fecero dall’antifascismo militante fino alla guerra di Spagna alle epurazioni dei dissidenti antinazisti, alle circolari che esortavano a chiudere ogni ostilità tra rossi e neri e a guardare con simpatia alla Germania nazista che si apprestava ad aggredire le nazioni capitaliste. Qualcuno, come Angelo Tasca, tra i fondatori del partito comunista d’Italia, prese quel patto assai sul serio, e in Francia dove era esule da comunista dissidente, fu col regime filonazista di Vichy, diresse una rivista collaborazionista con la Francia occupata dai nazisti, l’Effort, e fu dipendente del governo di Petain. Altri compagni da noi si barcamenarono, elogiarono il Patto, misero la sordina all’antinazismo. Camilla Ravera e Umberto Terracini osarono criticare il patto con Hitler: furono espulsi dal Pc. Rischiò grosso anche Peppino Di Vittorio; gli altri si allinearono. Al di là dei fatti storici, le giravolte e i retroscena, come giudicare quel patto sul piano delle idee? Ci affidiamo al giudizio di due acute pensatrici ebree, una rivoluzionaria-socialista e l’altra liberal-democratica. Scrivendo Sulla Germania totalitaria, Simone Weil osservava che le parole d’ordine dei nazisti e dei comunisti sono state quasi identiche e notava già prima del patto: “non si può negare l’esistenza tra i comunisti di una certa corrente di simpatia verso gli hitleriani… Si ha spesso l’impressione che operai comunisti e operai nazisti nelle loro discussioni cerchino invano di trovare un punto di disaccordo… In pieno terrore hitleriano si potevano sentire hitleriani e comunisti rimpiangere insieme i momenti in cui lottavano, come dicevano, fianco a fianco, vale a dire il tempo del plebiscito rosso; si poteva sentire un comunista gridare: ‘Meglio nazista che socialdemocratico’”. Né Le origini del totalitarismo Hannah Arendt sottolinearono le convergenze tra nazismo e comunismo, l’ammirazione di Hitler per “il geniale Stalin” e ricordò che Krusciov aveva rivelato: “Stalin si fidava solo di un uomo, e questo era Hitler”. Nazismo e comunismo, notava Pierre Chaunu, sono “gemelli eterozigoti” e Francois Furet sottolineava “la parentela inconfessata” tra i due e la complicità ideologica. Nel Novecento, il Secolo del male, Alain Besancon, nota che Russia comunista e Germania nazista ebbero in comune la parola lager. Quell’uso, come è noto, non fu solo verbale. Comunismo e nazismo condivisero la promessa del bene assoluto in terra. Il nazismo ebbe una passione estetica, magica e naturalistica mentre il comunismo ha una passione etica, storica e materialistica. I nazisti promisero di ridare bellezza al mondo, i comunisti promisero di dare bontà al mondo. Il comunismo uccide a fin di bene, è pedagogico e obbliga le sue vittime a interiorizzare le sue nuove regole morali; per questo, aggiunge Besancon, è più perverso del nazismo. Perverte a tal punto “il principio di realtà e il principio morale da poter sopravvivere a 85 milioni di cadaveri”, mentre l’idea nazista soccombe con le sue vittime. Il nazismo, in linea col suo particolarismo, è ferocia circoscritta a un preciso nemico (gli ebrei e altre minoranze mirate); il comunismo, coerente col suo universalismo, è visione punitiva estesa all’umanità. Tutti possono diventare vittime del comunismo, chi difende la famiglia, la patria, la religione o la proprietà o gli stessi comunisti “deviati”, anarchici e “socialtraditori”. Il nemico del comunismo è generico e indefinito, il nemico del nazismo è specifico e definito. La paura nei regimi comunisti è universale, tutti denunciano tutti. Perciò, nota Besancon, i comunisti “hanno bisogno della chiusura assoluta delle frontiere, per proteggere il segreto delle loro fosse, del loro fallimento”. Infatti, il comunismo crolla con la globalizzazione. I comunisti controllano l’informazione in modo capillare, fino a “sostituire la realtà con una pseudorealtà”. Vi ricorda qualcosa? Viviamo di continui paragoni tra l’oggi e l’avvento del nazismo. Quanti paragoni potremmo fare tra la sinistra d’oggi e la sua matrice comunista? (http://www.marcelloveneziani.com/articoli/hitler-e-stalin-si-davano-la-mano/?fbclid=IwAR1MQBx7VaQm2-LyKheqtOeNcnyv2XtHcaL37drIBM_HHsLmBOm6ChAGkKM)