Il libro di storia Greca (Storia Greca – carrocci editori) adottato per l’insegnamento presso l’università di lettere con indirizzo scienze della storia di Trento a pagina 20 insegna che i greci hanno <<elaborato l’indice del libro della nostra civiltà, storia, filosofia, politica, scienza ecc, e per di più avrebbero poi difeso questo libro dall’invasore orientale>>. Tutto ciò è stato possibile grazie alla disciplina e l’ordine, così come tramandato nei loro racconti dai filosofi greci, ad esempio dalle opere di Platone, nello specifico “Platone, l’educazione”.
Per onestà intellettuale ritengo doveroso credere nella buona fede degli elettori del movimento di Grillo.
(Franco Marino) - Un mio collega del mondo dell'informatica (quello da cui provengo) mi ha chiesto, divertito, di parlare della truffa del Movimento 5 Stelle, di Grillo. Con ben tre faccine ridenti accanto al suo messaggio, erano evidenti i toni ironici, avendo entrambi avuto a che fare con quello che è il VERO motore del Movimento 5 Stelle, ovvero la buonanima di Casaleggio.
Infatti di tutta la storia che sta dietro al Movimento, si racconta sempre la favola e non la storia vera.
La favola la conosciamo.
Un bel giorno un comico genovese molto famoso e accreditato come voce dell'antisistema e della controinformazione si guarda allo specchio e con un ragionamento assai poco genovese si dice: "Perché devo passare il resto della mia vita a godermi i denari accumulati come comico? Voglio cambiare questa società! Facciamo un movimento".
Un comico idealista!
In tutti i tempi e in tutte le società sono esistite, esistono ed esisteranno persone con orientamenti sessuali differenti, ma anche innaturali. Tuttavia, nella Grecia antica l’omosessualità non era la norma, come alcuni vogliono farci credere, anzi era l’eccezione. La tesi che sostiene il contrario, infatti, è del tutto infondata.
Tra gli assertori della normalità della pratica omosessuale nella Grecia antica, vi è K.J. Dover il quale, nel suo libro “Greek Homosexuality (1978) [trad. it. "L'omosessualità nella Grecia antica", Torino, Einaudi, 1985] cerca di convincerci che nella Grecia antica l’omosessualità non veniva vista come la vediamo oggi.
Egli, infatti, scrive che i greci sapevano che le preferenze sessuali delle persone sono diverse, ma la loro lingua non ha sostantivi corrispettivi per i termini “omosessuale” ed “eterosessuale” poiché essi credevano che:
a) in realtà tutti reagiscono in diversi momenti a stimoli omosessuali e eterosessuali;
b) infatti, nessun uomo arriva ad avere rapporti sessuali sia attivi che passivi nella stessa fase della sua vita.
La cosa davvero strana è che un professore come Dover non abbia avuto a disposizione un vocabolario visto che ormai anche il famosissimo Liddell & Scott è a disposizione di tutti, anche gratis su internet.
Platone ha condannato l’omosessualità, ne le Leggi, la sua ultima opera. In questo testo viene trattato il seguente problema: «come [in uno Stato] si potrebbe garantirci dagli amori precoci di fanciulli e fanciulle, dall’omosessualità maschile e femminile, da queste perversioni che sono responsabili di incalcolabili sciagure, non solo per la vita privata dei singoli, ma anche per l’intera società?». E, probabilmente, Platone condivide la legislazione precedente a Laio, la quale considerava «indecente l’amplesso tra maschi e l’unione con adolescenti».
Platone nella sua opera Gorgia da un altro spunto sulla questione. Nella terza parte, il dialogo fra Socrate e Callicle, il giovane e ribelle aristocratico sostiene che la felicità coincide con l’avere desideri infiniti di ogni sorta e riuscire a soddisfarli. Allora Socrate, al solito, lo mette in imbarazzo con tre esempi. L’ultimo di questi è quello dell’omosessualità maschile: “[Socrate] E, stando così le cose, insomma, la vita dei dissoluti non è forse terribile, brutta e infelice? O avrai il coraggio di dire che costoro sono felici, purché abbiano in abbondanza ciò di cui sentono il bisogno? [Callicle] Non ti vergogni, o Socrate, di portare il ragionamento a tali conclusioni? [Socrate] Sono forse io che lo porto a tali conclusioni, mio caro, o piuttosto chi sostiene senza ritegno che felici sono coloro che godono, in qualsiasi modo godano, e non distingue, fra i piaceri, quali siano buoni e quali siano cattivi?”
L’attuale massificata società secondo modelli privi di virtù non è più capace di cogliere gli slanci verso l’alto di uomini e donne, come ad esempio nel caso della consigliera comunale di Trento Antonia Romano. Condivisibile o meno, la Signora in questione è comunista e secondo i propri ideali -origine dei suoi principi- difende le azioni anarchico-comuniste dei suoi “compagni”. Le sue esternazioni non sono marziane ma coerenti con la massonica e rossa costituzione italiana. La costituzione italiana è anti fascista, la costituzione italiana è contro la libertà di pensiero e di espressione, ne sono la riprova la legge Scelba e la legge Mancino. Non deve destare indignazione la posizione della compagna Romano, una pagliuzza rispetto alla trave, trave che nella fattispecie sono le leggi sopracitate. In parlamento (a parte pochissimi deputati e senatori esclusivamente per la legge mancino), nei vari consigli regionali, provinciali e comunali mai nessun rappresentante istituzionale si è speso contro tali orwelliane leggi liberticide. I rappresentanti istituzionali che hanno avuto ed hanno la possibilità (rispetto alle strumentali ed interessate falsità storiche costruite ad arte durante il periodo in cui in Italia ha governato il governo monarchico fascista) si sono e si guardano bene dal pretendere la verità storica del menzionato periodo! Lo so, serve coraggio una qualità per tanti sconosciuta, troppo rischioso schierarsi, controproducente, per le logiche di chi in perenne campagna elettorale alla ricerca di voti, necessari a garantire una comoda poltrona, oltre che una ben remunerata paga!
Coraggio, dal latino coraticum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cor, cordis cuore e dal verbo habere avere: ho cuore! Si, pochi nobili uomini hanno un cuore che pulsa a 300 a l’ora, rispetto alla maggioranza che è in un perenne arresto cardiaco!
Oggi 21 Ottobre, poco dopo aver allestito il nostro classico gazebo in Via Manci a Trento, gruppi di anarchici, in due diversi momenti uno seguente l’altro, hanno attaccato il gazebo di Forza Nuova allestito appositamente per la raccolta firme No Ius Soli. Uova e vernice marrone sono stati lanciati da una decina di anarchici, ben incappucciati, verso i nostri militanti che, come nel primo che nel secondo attacco, hanno saputo respingere i malcapitati che sono fuggiti con la coda tra le gambe, inseguiti pure dalla polizia intervenuta a margine dello scontro.
La velocità e la destrezza dei militanti ha fatto sì che nella colluttazione gli anarchici avessero la peggio per poi fuggire con le loro auto, poi bloccate. Forza Nuova Trentino ha così commentato il fatto: “Le modalità di espressione di certi loschi personaggi ormai avulsi dalla realtà sociale, oltre alla cittadinanza politica, hanno oggi dimostrato di aver perso pure quella militante di strada. Forza Nuova ha invece dimostrato di saper costantemente difendere l’agibilità in città considerate una volta roccaforti rosse e, con il proprio senso del dovere e l’amore per la propria Patria, ribadire che ne oggi ne mai nessuno potrà fermare chi ogni giorno da “TUTTO PER LA PATRIA”!”
https://secolo-trentino.com/attualita/attacco-anarchico-al-gazebo-di-forza-nuova-trento/
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Come molti di voi avranno avuto modo di leggere, negli ultimi mesi gli attivisti per i diritti civili degli afroamericani hanno dichiarato guerra a tutto ciò che secondo loro puzza anche solo lontanamente di razzismo.
Le prime a essere prese di mira sono state le statue confederate, molte delle quali sono state rimosse o vandalizzate (qui e qui potete leggere due dei tanti articoli sull’argomento). Poi si è passati ad altre opere d’arte. Ad esempio, il cinema Orpheum di Memphis ha abolito le proiezioni di Via col vento, e un professore dell’Iowa ha dichiarato che le statue di marmo bianco supportano il “suprematismo bianco”. Volendo, si potrebbero fare tanti altri esempi ai limiti dell’assurdo.
Gli attivisti neri, quindi, sostengono che la causa di tutti i problemi della loro comunità siano il razzismo e le leggi razziali del passato, e proprio per questo vogliono eliminare tutto ciò che secondo loro è razzista. Sono arrivati a sostenere che tutti i bianchi sono intrinsecamente razzisti, e che di conseguenza adesso tutti i bianchi sono tenuti a fare dei gesti di riparazione per farsi perdonare il passato da schiavisti.
Sia negli Usa che in Gran Bretagna ci sono scuole che rischiamo multe o la chiusura perché hanno pochi studenti di colore, e i college americani hanno introdotto test d’ingresso facilitati per neri e sudamericani, sperando così di attrarre più studenti di queste due categorie. Purtroppo la cosa non è servita a niente, perché molti di questi studenti abbandonano il college durante o dopo il primo anno, poiché non ce la fanno a tenere il passo con lo studio e gli esami.
Ormai da vari decenni nei college sono stati creati (tra gli altri) i Black Studies, cioè dipartimenti in cui tutta la storia viene rivista attraverso la lente “nera” della schiavitù e del razzismo e gli unici personaggi storici e letterari che si studiano sono quelli di colore. A Oxford c’è persino chi si lamenta che il proprio curriculum universitario è “troppo bianco”. E anche qui, avendone il tempo, si potrebbero fare tanti altri esempi degni del caro vecchio Orwell.
Ma la causa dei problemi della comunità di colore è davvero il razzismo?
Questo articolo (1) sembra supportare una tesi diversa e molto più scomoda.
<<Che il problema dei neri d’America di oggi sia il risultato di schiavitù, discriminazione razziale e povertà è un assioma che ha ormai raggiunto lo status di dogma e viene ritenuto praticamente ovvio e indubbio.
Questo è ciò che viene insegnato dalle università e dall’establishment dei diritti civili, ma a dispetto di quello che dice la sinistra, le prove a supporto di questa teoria sono quasi inesistenti.
Il problema principale dei neri sono in realtà gli effetti derivanti da una debole struttura famigliare>>.
Struttura famigliare
I figli di famiglie senza padre hanno più probabilità di abbandonare la scuola, suicidarsi, soffrire di disturbi del comportamento, unirsi a bande criminali, commettere crimini e finire in prigione. Hanno anche più probabilità di vivere in povertà.
Ma la debole famiglia afroamericana è un’eredità della schiavitù?
Nel 1960, solo il 22% dei bambini neri veniva cresciuto in famiglie monoparentali. Cinquant’anni dopo, più del 70% dei bambini neri è cresciuto da famiglie monoparentali.
Ecco la mia domanda: l’aumento, dopo il 1960, delle famiglie monoparentali tra i neri fu un’eredità della schiavitù o un’eredità di quello stato sociale che ha dichiarato guerra alla povertà?
Secondo l’Encyclopaedia of the Social Sciences, nel 1938 solo l’11% dei bambini neri nasceva da donne non sposate. Oggi siamo al 75%.
Anche questa è un’eredità un po’ tarda della schiavitù?
In pratica, la famiglia nera era molto più forte nei primi 100 anni dopo la schiavitù che nei successivi 100 anni.
C’è stato un momento in cui quasi tutte le famiglie nere erano povere, a prescindere dal fatto che fossero presenti entrambi i genitori o no. Oggi, circa il 30% dei neri è povero. Tuttavia, le famiglie nere con entrambi i genitori sono raramente povere: solo l’8% di esse. Nelle famiglie nere in cui lavorano entrambi i coniugi, la soglia di povertà è al di sotto del 5%. Al contrario, la povertà delle famiglie in cui è presente solo la madre è del 37%.
La verità è che né la schiavitù, né le leggi razziali, né il razzismo hanno colpito la famiglia nera tanto quanto lo stato sociale.
La struttura della famiglia nera non è l’unica regressione sofferta dai neri nell’era dell’illuminismo razziale.
Disoccupazione
I censimenti dal 1890 al 1954 mostrano che i neri erano attivi nel mercato del lavoro tanto quanto i bianchi, a volte anche di più. Inizialmente, la disoccupazione tra gli adolescenti di colore era uguale o inferiore a quella degli adolescenti bianchi.
Ai primi del ‘900, per i neri la durata della disoccupazione era del 15% più corta di quella dei bianchi. Oggi è del 30% più lunga.
Forse in quei primi periodi la discriminazione era inferiore?
La verità è che le varie leggi sul lavoro volute dai liberali e dai sindacati loro alleati hanno tagliato gli ultimi gradini della scala sociale e incoraggiato la discriminazione razziale.
I sindacati hanno una lunga storia di discriminazione contro i neri. Frederick Douglass scrisse su questo argomento in un suo saggio del 1874 intitolato The Folly, Tyranny, and Wickedness of Labor Unions, e Booker T. Washington fece lo stesso nel suo saggio del 1913 dal titolo The Negro and the Labor Unions .
A danno dei loro elettori, molti degli odierni politici di colore appoggiano incondizionatamente le leggi sul lavoro portate avanti dai sindacati e dalle organizzazioni bianche liberali.
E poi c’è l’istruzione. Molti neri in IV superiore hanno problemi al livello dei bianchi di prima media. Scrivono e fanno di conto come i bianchi di seconda e terza media.
Tutto questo significa che un datore di lavoro che assume o un college che ammette un giovane nero diplomato stanno in realtà assumendo o ammettendo un giovane di terza media. Per cui poi non ci si deve sorprendere dei risultati.
Il danno più grave inflitto agli afroamericani è causato da questi politici, leader dei diritti civili e accademici che sostengono che tutti i problemi dei neri sono il risultato della discriminazione e di un passato di schiavitù. Questa visione non farà che perpetuare il problema.
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Questo ovviamente non significa che essere cresciuti solo dalla madre sia il passaporto per l’insuccesso o per la criminalità. Un esempio contrario viene proprio dalla stessa comunità nera. Il dottor Benjamin Carson fu il primo medico che, nel 1987, eseguì con successo un’operazione per separare due gemelli siamesi uniti alla testa. In tutte le operazioni precedenti uno o entrambi i gemelli erano morti, mentre Carson riuscì a separarli e a mantenerli entrambi in vita. Purtroppo i due bambini non ebbero una vita normale, ma in ogni caso l’intervento di Carson funse da modello per tutti gli altri interventi di questo tipo. Carson e suo fratello (in seguito divenuto ingegnere) vennero cresciuti solo dalla madre, perché alcuni dopo il matrimonio la donna scoprì che il marito era bigamo. Sonya Carson era ben consapevole dell’importanza di avere una buona istruzione (lei era semianalfabeta), per cui incoraggiò sempre con fermezza i figli a studiare e a leggere. Grazie ai buoni voti con cui si diplomò, Carson venne ammesso a Yale e, una volta laureatosi, fu accettato per fare internato nel celebre ospedale Johns Hopkins. A soli 33 anni divenne primario di neurochirurgia pediatrica. L’anno seguente eseguì la prima emisferectomia e nel 1987, a 36 anni, l’intervento sui due gemelli siamesi tedeschi.
Crescere con il padre non è neanche garanzia di una vita tranquilla e di successo. Nelle famiglie mafiose, ad esempio, il “mestiere” viene passato di padre in figlio e ovviamente ci sono anche i padri presenti fisicamente ma assenti emotivamente.
Tuttavia, non si può negare l’importanza, per un bambino, di una solida struttura famigliare. Secondo Warren Farrel, autore di the Myth of the Male Power, i ragazzi senza padre mostrano meno empatia, sono meno sicuri di sé, hanno più probabilità di soffrire di depressione, di incubi e di essere disobbedienti, di avere pochi amici e andare male a scuola, soprattutto nella lettura, nella scrittura, in matematica e scienze (cosa confermata anche da questo studio del MIT). Secondo Farrell, le prigioni sono dei veri e propri centri di uomini senza padre. Dal 1970, negli USA le incarcerazioni sono aumentate del 700% e in Gran Bretagna sono raddoppiate.
Questo studio dell’Università di Princeton mostra che i ragazzi cresciuti senza padre hanno una possibilità tre volte maggiore di finire in prigione prima dei 30 anni. Un altro studio mostra che le ragazze cresciute senza padre hanno più probabilità di rimanere incinte da adolescenti.
Per quello che riguarda la criminalità, uno studio del 2016 mostra che in effetti negli USA la maggioranza dei crimini è commessa da neri, mentre invece le politiche di welfare che nei fatti invece di aiutare le minoranze le stanno danneggiando sono al centro del libro Please Stop Helping Us di Jason Riley.
Probabilmente, quindi, c’è davvero una relazione tra le politiche di welfare a favore della comunità di colore, la debole struttura famigliare e le varie problematiche che affliggono questa comunità.
Alessandro Galvanetti
https://iltalebano.com/2017/10/17/afroamericani-forse-il-problema-non-sono-le-statue/#prettyPhoto

..alcuni di costoro sono il vero braccio politico italiano, i quali di concerto con i camerieri che occupano gli scranni del governo della nostra Patria lavorarono per gl'interessi dell'Alta Finanza Apolide internazionale. i MAGISTRATI dovrebbero esercitare il loro importantissimo mandato per un tempo massimo di 5 anni.
Dallo ius soli al fine vita, dalle unioni gay alle droghe leggere. Fosse un normale convegno nulla quaestio.
Ma se questi temi, con l'intento di fare da pungolo al Parlamento perché si sbrighi a legiferare, sono al centro di una sessione, quella di domenica prossima, del trentatreesimo congresso dell'Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, in programma da venerdì a Siena, ecco che qualche problema si pone. Perché indipendenza dei magistrati sì, va bene. Ma se l'autonomia si traduce in invasione del campo della politica, con buona pace del capo dello Stato Sergio Mattarella e dei suoi richiami all'imparzialità delle toghe, ecco che qualche perplessità sorge. E infatti è già polemica sull'Anm e sulla sesta sessione del congresso dal titolo: «Nuove domande di giustizia tra libertà e diritto. Nuove famiglie, Liberalizzazione droghe leggere, Fine vita, Ius soli». Ancor più della sessione, che vedrà per esempio sul fine vita relatori di parte come Beppino Englaro, il papà di Eluana, sono le parole del presidente dell'Anm Eugenio Albamonte a scatenare il caso. Intervistato dall'Agi, infatti, il leader del sindacato delle toghe spiega: «Vogliamo lanciare un sasso nello stagno e ribadire al legislatore che deve fare presto nel prendere le sue scelte». Come come? E la divisione dei poteri? Lo stesso Albamonte sembra rendersene conto, infatti puntualizza: «Noi magistrati non vogliamo avere un ruolo di supplenza, apriamo un dibattito non per dare orientamenti ma per rappresentare tutte le posizioni affinché ci siano strumenti di riflessione qualificati utili sia al cittadini sia alla magistratura, per assumere decisioni ponderate».
Sarà.
Ma l'invasione di campo della sfera politica, anche soltanto a livello di pressing da parte del sindacato delle toghe, sembra evidente. E anche se ovviamente si parlerà anche di riforma della giustizia, è proprio il tema scelto per questo convegno numero 33 che sarà aperto venerdì dal presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella, che stona con un congresso del sindacato delle toghe, sfociando più che altro in un programma politico: «La giustizia, i diritti, le nuove sfide». La sessione su ius soli, fine vita, unioni gay e droghe leggere è fissata per domenica 22, alle 10. Sarà introdotta da due magistrati membri della giunta esecutiva, Antonio Sangermano e Silvia Albano. Quest'ultima nel 2014 è stata la giudice del tribunale civile di Roma che si è occupata dello scambio di embrioni all'ospedale Pertini. Tra i relatori, come si diceva, Beppino Englaro, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, che si è più volte espresso contro la liberalizzazione delle droghe leggere, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.
La polemica politica intanto monta. Tuona il vicepresidente di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri: «Albamonte, che guida l'Anm, vuole dettare le regole al posto del Parlamento, decidendo su diritti e altri temi di fondamentale importanza. È l'ennesima prova del fatto che la magistratura è uscita da tempo dai suoi binari e ha la pretesa di fare le leggi. Vigileremo sul congresso dell'Anm e a tutela della democrazia e dei valori costituzionali di questo Paese».
http://www.ilgiornale.it/news/politica/ius-soli-pressioni-dei-giudici-legislatore-si-deve-sbrigare-1452876.html
Evasione fiscale in Germania (anno 2017) , fonte IAW, Forbes/Statista : 336 mld EUR
Evasione fiscale in Italia (anno 2015) , fonte ISTAT : 207 mld EUR
Ma, notate, tale calcolo di evasione tedesca si riferisce appunto al 2017. Quella Italiana ri riferisce invece al 2015, ossia si può ipotizzare visto il trend in discesa che quella italica possa essere nel 2017 attorno ai 200 miliardi di euro o anche meno.
Bisogna assolutamente sottolineare che in Germania non c’è tutta la follia mediatica di caccia alle streghe per alzare ulteriormente il livello di tassazione ovvero per perseguire gli evasori con tutti i mezzi possibili: da bravi tedeschi si sa che esiste un livello fisiologico di evasione, anche utile per l’economia in quanto se lo Stato dovesse andare a sindacare su ogni singolo centesimo ingesserebbe l’intero processo di creazione di valore.
Leggi tutto: Clamoroso: l’evasione fiscale in Germania nel 2017 è di 336 miliardi di Euro!
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